Salvatore muore a 22 anni in cantiere, norme non rispettate. “Pregate per il datore di lavoro” dice il parroco

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Fonti ed evidenze: Ansa, Repubblica

Ennesima morte sul lavoro. La vittima aveva solo 22 anni ma una gran voglia di darsi da fare per aiutare la famiglia.

I morti di Covid, piano piano, scendono. C’è un numero che, invece, non scende mai: quello delle persone morte sul lavoro. Pochi giorni fa un papà di 39 anni, Fabio Palotti, è rimasto schiacciato dall’ascensore della Farnesina.

Oggi una nuova vittima. Si chiamava Salvatore Piras, aveva 22 anni e lavorava come operaio edile. La sua vita si è spezzata mentre si stava guadagnando da vivere. Il giovane è rimasto travolto dagli elementi di un ponteggio che stava caricando sul camion. Salvatore – da quanto raccontato dalla famiglia, dagli amici, da chiunque lo conoscesse – non sapeva stare con le mani in mano. Aveva già fatto il cameriere, l’assistente pizzaiolo e ogni tanto dava una mano in campagna. Il suo progetto era prendere la patente per i mezzi pesanti e continuare a lavorare nell’edilizia guidando una pala meccanica. “Sono giovane, la fatica e il lavoro non mi spaventano” – diceva spesso. Aveva anche la passione per le moto da cross, per il calcio, per il gruppo folk del paese, Ossi, dove abitava con i genitori Franco e Gianfranca, il fratelli e la sorella.

Purtroppo tutto è finito nel giro di una manciata di minuti. Tutti i sogni, gli obiettivi, le passioni di Salvatore sono volate via con lui, spazzate da un ponteggio. Al funerale del 22enne sul sagrato della chiesa di San Barolomeo a Ossi, mamma Gianfranca ha ascoltato con una rosa bianca in mano il cantautore Soleandro intonare Savitri, il Cantico d’amore: “Ho il cuore freddo da sembrare neve”. Davanti alla chiesa è stata portata anche la moto da enduro di Salvatore. Gli amici centauri lo hanno salutato per l’ultima volta con il rombo dei motori. Il parroco, don Felix Mahoungou, ha tuttavia chiesto di pregare non solo per la giovanissima vittima ma anche per il datore di lavoro di Salvatore Piras: “Non spetta a noi giudicare e condannare”. 

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