Marta, colpita con 23 coltellate, polmoni lacerati. Per i giudici l’aggressore va compreso

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Today

Una sentenza che sta già facendo molto discutere quella sull’aggressione della giovane Marta Novello. L’aggressore la colpì per ben 23 volte.

La legge non si interpreta, si applica. E le sentenze dei giudici non si discutono, si accettano. Tuttavia alcune decisioni lasciano la bocca amara, molto amara. E questo è il caso: l’aggressore della giovane Marta Novello è stato condannato a sei anni e otto mesi che a molti, sembrano decisamente pochi per aver  compromesso, per sempre, la vita di una ragazza di 26 anni accanendosi sul suo corpo con ben 23 coltellate. Si partiva da una condanna base di almeno 14 anni ma il rito abbreviato ha permesso di ridurre di un terzo la pena. La studentessa di Mogliano Veneto – Treviso – stava facendo jogging la sera del 22 marzo scorso quando un adolescente di 15 anni l’ha aggredita con lo scopo di scipparla. I soldi gli servivano per procurarsi la droga. Marta entrò in coma e, in seguito, ha subito  due delicatissimi interventi chirurgici: uno per recuperare i polmoni lacerati dai fendenti ricevuti e l’altro per recuperare un tendine della mano gravemente lesionato.

Al ragazzino che l’ha quasi uccisa – imputato per i reati di tentato omicidio e tentata rapina aggravata – è stata riconosciuta una parziale incapacità sebbene il giovane sia stato dichiarato capace d’intendere e volere dallo psichiatra forense bolognese Giovanni Battista Camerini.  Se non fossero intervenuti due operai, molto probabilmente, l’adolescente avrebbe ucciso Marta quella sera. I giudici, nella sentenza di primo grado, gli hanno riconosciuto il “vizio parziale”. L’avvocato Matteo Scussat, della Difesa, non è soddisfatto però e punta al riconoscimento dell’infermità piena. In questo modo il 15enne non sarebbe imputabile e potrebbe iniziare un percorso di recupero in una comunità. “La sentenza ci conforta perché riconosce che nella mente di questo minorenne è accaduto qualcosa. Presenteremo ricorso, confidiamo sia riconosciuta la sua non imputabilità, vogliamo dimostrare che al momento dei fatti soffriva di un vizio totale di mente“- le parole del legale che ha proseguito: “Quando si diresse verso il luogo dell’aggressione, non aveva alcuna intenzione di commettere un omicidio. C’è stata una sorta di dissociazione”. Tuttavia quella sera il minore – senza precedenti penali – uscì di casa con un coltellaccio da cucina per procurarsi qualche soldo che gli sarebbe servito a comprare la droga. Da quanto emerso, aveva iniziato a fare uso di spinelli con gli amici. Nel corso del processo l’adolescente si è dichiarato dispiaciuto. La madre continua a sostenere che, l’unica, spiegazione è che il figlio, quel giorno non fosse in sé perché – a suo dire – il 15enne non è mai stato violento. Ma Marta, intanto, ha rischiato di morire ad appena 26 anni.