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Eitan, dopo aver perso i genitori nel crollo della funivia, diventa un bambino conteso: il nonno lo sottrae alla zia

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Fonti ed evidenze: AGI, Fatto Quotidiano

Portato in Israele con un aereo privato dal nonno. E’ mistero su quanto sta accadendo al piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone.

 

In tanti ci stiamo chiedendo come sia stato possibile portare, indisturbati, un bambino in Israele facendolo imbarcare su un aereo. E’ quanto accaduto al piccolo Eitan Moshe Biran, unico sopravvissuto delle tragedia del Mottarone. A quanto pare il nonno materno aveva il passaporto israeliano del bambino e, in questo modo sarebbe riuscito a farlo imbarcare su un aereo privato e a portarlo in Israele. Ma il tribunale di Pavia aveva ordinato il divieto di espatrio senza tutore. Le versioni tra la famiglia paterna e quelle materna del piccolo si scontrano: secondo la zia paterna – tutrice legale di Eitan –  il nonno era stato condannato in Israele per maltrattamenti nei confronti della sua ex moglie. Mentre  l’altra zia nega puntualizza che loro pensano unicamente al bene del bambino.  Ora la Procura di Pavia ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona a carico del nonno materno, Shmuel Peleg, che lo ha sottratto alla sorella del padre, Aya Biran Nirko, sua tutrice legale.  “Non abbiamo rapito Eitan e non useremo quella parola, l’abbiamo portato a casa” – le parole di Gali Peleg, zia materna di Eitan la quale ha anche dichiarato che i genitori del piccolo – tragicamente scomparsi nella tragedia della funivia – volevano che il loro bimbo tornasse al Paese di origine.

Ma il nonno ora rischia pure l’accusa di sottrazione internazionale di minori, oltre che l’emissione di un mandato di cattura. Nelle indagini della Polizia si indaga anche su coloro che avrebbero aiutato l’uomo a mettere in atto il rapimento.   Lo zio paterno, Or Nirko, ha spiegato che i Peleg – i nonni e gli zii materni di Eitan -dopo la morte dei genitori del bambino avevano assunto da subito

una posizione  antagonistica: “Dicevano che con noi sarebbe cresciuto senza legami con la sua identità”.   Lunedì 13 settembre Eitan avrebbe dovuto iniziare la scuola. Chi conosceva la famiglia spiega che Eitan era arrivato in Italia quando aveva appena un mese, il padre voleva farsi una vita qui nel nostro Paese con la moglie e il figlio tuttavia i  genitori della moglie non erano d’accordo e sostenevano che il bimbo sarebbe dovuto crescere in Israele. E’ in atto una partita dove in campo ci sono anche interessi economici.  Partita che passa per i contatti tra l’autorità giudiziaria pavese e quella israeliana, per i canali della Farnesina, ma anche per diverse battaglie giudiziarie in Italia e nel Paese mediorientale. Il timore è che far tornare Eitan in Italia possa rivelarsi molto ma molto complicato.

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