Si lancia da un ponte a 31 anni: l’autista del bus chiede ad un locale una tovaglia per coprirlo. E dicono di no

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Fonti ed evidenze: Leggo

Dietro il video del 31enne che si è lanciato da un ponte a Napoli, è nascosta la verità: l’autista del bus che ha schivato il corpo, spiega come sono andate veramente le cose.

Napoli suicidio

25 agosto, Napoli. Un uomo di 31 anni si butta da un ponte in viale Virgilio. Una videocamere riprendere tutto e il video fa il giro del web. Oltre alla disgrazia e alla tragica caduta, è stato ripreso un autobus che stava passando da lì, che ha schivato il corpo dell’uomo e che sembrerebbe aver proseguito la sua corsa senza essersi fermato dopo aver visto la tragedia.

In molti sul web, dopo aver visto il video che riprendeva l’accaduto, hanno accusato l’autista dell’autobus di non essersi fermato e non aver quindi prestato soccorso al 31enne. Ora però, è proprio l’autista a parlare e a smentire tutto quanto. La realtà che si nasconde dietro le immagini riprese nel video è ben diversa da quel che sembra, lo spiega appunto C.C., il conducente di 40 anni, in un’intervista rilasciata a Il Mattino:

Ho schivato il corpo ma mi sono fermato subito più avanti, ed ho subito chiamato i soccorsi” racconta l’uomo. “È accaduto tutto in un attimo, ho visto qualcosa cadere davanti al bus e istintivamente ho sterzato, solo dopo mi sono accorto che era un uomo” e continua “ho accostato il bus più avanti e fatto scendere i passeggeri, poi sono andato di corsa in quel punto, in cuor mio speravo che respirasse ancora.”

Il 40enne ha contribuito per quanto suo possibile, subito dopo essersi avvicinato al luogo in cui era accaduto il tragico evento: “ho fermato un’auto, chiedendo al guidatore di lasciarla davanti al cadavere per proteggerlo dalla calca. Sono andato ad un locale a chiedere una tovaglia ma mi hanno detto di no, poi mi sono ricordato di una ferramenta lì vicino e ho comprato un telo per i lavori edili e con quello ho coperto il corpo.” L’amarezza per le accuse ricevute c’è, ma quel che rimane di più nella mente del conducente, sono senz’altro le immagini di quella tragica scena: “mi hanno accusato di non essermi fermato davanti alla morte, invece quella vicenda l’ho vissuta tutta e ne conservo ancora l’angoscia. Penso solo al dolore di ciò che ho visto e alla disperazione che ho provato nel cercare di offrire il mio contributo.”

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