Prima estate in carcere per la famiglia Ciontoli. E i giudici spiegano perchè sono stati spietati

0
570
Fonti ed evidenze: Rainews, Huffington Post

Nessun’attenuante per Antonio Ciontoli. Secondo i giudici della Cassazione l’uomo fu spietato contro il ventenne Marco Vannini.

omicidio vannini cassazione

Si torna a parlare del caso Vannini, il 20enne ucciso nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 a Ladispoli – Roma – per mano di quello che forse il giovane già considerava il futuro suocero: Antonio Ciontoli, il papà di Martina Ciontoli, la ragazza di Marco. Per i giudici della Cassazione non ci sono scusanti: Antonio era consapevole e fu spietato verso Marco: “La condotta di Antonio Ciontoli fu non solo assolutamente anti doverosa ma caratterizzata da pervicacia e spietatezza, anche nel nascondere quanto realmente accaduto, sicché appare del tutto irragionevole prospettare, come fa la difesa, che egli avesse in cuor suo sperato che Marco Vannini non sarebbe morto”. Questo hanno scritto i giudici della quinta sezione penale della Corte di Cassazione nelle 62 pagine di motivazioni della sentenza con cui lo scorso 3 maggio hanno confermato la condanna a 14 anni di carcere per Antonio Ciontoli.

Rese definitive anche le condanne dei figli e della moglie di Antonio Ciontoli: tutti condannati a 9 anni e 4 mesi con l’accusa di  concorso anomalo in omicidio volontario. I giudici, nel respingere le motivazioni della difesa, hanno puntualizzato che Antonio era ben consapevole di aver colpito la vittima con un’arma da fuoco come era ben consapevole della distanza minima dalla quale il colpo era stato esploso. Inoltre il figlio Federico gli aveva fatto notare che  il proiettile era rimasto all’interno del corpo del giovane Marco Vannini. Pertanto, per quanto,  la ferita avesse smesso di sanguinare dopo essere stata tamponata, Antonio doveva sapere che  potesse essere causa di una emorragia interna.

I giudici non hanno mancato inoltre di rimarcare che, nonostante tutta la famiglia Ciontoli, si fosse preoccupata per la presenza del proiettile ancora nel corpo di Marco – dimostrando, pertanto, di avere immediata cognizione di tale circostanza –   tuttavia nessuno si attivò per allertare tempestivamente i soccorsi, fornendo le informazioni necessarie  affinché il ragazzo potesse essere curato per tempo. Eppure – hanno proseguito – i giudici della Suprema Corte – Vannini si era lamentato per il dolore e aveva invocato aiuto in maniera forte al punto che le urla sono state udite persino dai vicini di casa dei Ciontoli e anche dagli operatori del 118 durante le chiamate. Ma Marco – quel ragazzo fino a poco prima “trattato come un figlio” – fu lasciato morire così.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui