Tentò di salvare un bambino intrappolato nella Metro: dipendente Atac condannato

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Fonti ed evidenze: TGCom24, Today

Un dipendente dell’Atac è stato condannato per la morte di un bambino bloccato in ascensore.

Bambino ascensore 13 luglio 2021 leggilo.org
Atac Facebook

Si dice che la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni: questo detto descrive perfettamente la tremenda storia di un dipendente dell’Atac, Flavio Mezzanotte, che a Roma è stato condannato per aver provato a salvare un bambino di 4 anni, Marco Grandeforte, bloccato in un ascensore di una delle tante stazioni Metro della Capitale, quella di Furio Camillo. La vicenda risale al 9 luglio 2015 ma si è risolta per vie legali soltanto in questi giorni: il piccolo Marco che rimase intrappolato nell’ascensore della stazione Metro assieme alla madre, sarebbe morto per colpa dell’uomo, secondo i giudici: il dipendente infatti aveva deciso di soccorrere i due, attivando un montacarichi e portandosi all’altezza dell’ascensore bloccato. Tramite una chiave riservata al personale, l’uomo aveva sbloccato le porte dell’apparecchiatura, chiedendo alla madre di passargli il bimbo per portarlo in salvo. Qualcosa però andò storto: Marco, forse agitandosi, sfuggì alle braccia della madre e precipitò nel vuoto per oltre 22 metri di altezza.

Adesso, il dipendente Atac che voleva soltanto aiutare due persone in difficoltà, si è preso una condanna di due anni e quattro mesi per omicidio colposo: “Non aveva l’autorizzazione ad agire, doveva aspettare la squadra di soccorso”, ha infatti decretato il giudice. Una sentenza pesante ma motivata da un protocollo che l’uomo – forse spaventato per la sorte del bambino – avrebbe ignorato pur di portare in salvo le persone intrappolate. Assolti invece i due vigilantes che nel 2015 vennero accusati di aver appoggiato il piano del dipendente: i due non si sarebbero concretamente impegnati nel tentativo di salvataggio, risultando quindi innocenti agli occhi del giudice. La vicenda aprì anche una dura polemica sulle condizioni delle strutture Atac, spesso non all’altezza del traffico di passeggeri romano e prone a danneggiamenti e guasti molto frequenti. Ma a fare le spese di tutto è stato un singolo uomo che voleva soltanto aiutare, fallendo  tragicamente. 

 

 

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