“Siete stati i genitori migliori che potessi desiderare”, ha scritto Matteo prima di uccidersi

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In una lettera di addio, Matteo Cecconi – suicidatosi a 18 anni ingerendo salnitro di sodio mentre seguiva le lezioni di didattica a distanza – saluta per l’ultima volta i genitori.

matteo cecconi
Matteo Cecconi/Facebook

Poche parole di addio, che non possono bastare a due genitori che hanno perso un figlio. Matteo Cecconi ha deciso di suicidarsi a 18 anni: lo scorso 26 aprile, mentre seguiva la didattica a distanza della sua scuola, l’Istituto Tecnico Industriale di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, ha deciso di ingerire una dose letale di salnitro di sodio. Un metodo per togliersi la vita appreso su un sito web – “Sanctioned suicide“, che Matteo aveva recentemente cominciato a seguire – in cui migliaia di persone si scambiano consigli ed indicazioni sulle diverse modalità di suicidio.

Non datevi colpe che non avete, ho dissimulato molto bene. Siete stati i genitori migliori che potessi desiderare“, ha scritto Matteo alla mamma e al papà, prima di andarsene. Dopo aver scritto la lettera di addio ai genitori, quella mattina, il diciottenne – mentre era collegato alle lezioni a distanza – era tornato sul sito che frequentava da qualche settimana e aveva annunciato il suo imminente suicidio: “Auguratemi buona fortuna“, aveva scritto alle 9:33. Passano 17 minuti e alle 9:50 una ragazza gli risponde: “Fai buon viaggio“. Tre minuti dopo è ancora Matteo a scrivere, per raccontare di aver ingerito il salnitro di sodio: “Ha un gusto orribile“. Quelle sono le ultime tracce lasciate da Matteo. “Riposa in pace, cucciolo. Se te ne sei andato, spero che tu possa trovare la pace“, scriverà poco dopo un altro utente.

Frasi che, secondo la Procura di Vicenza, non contengono gli estremi per un’imputazione per istigazione al suicidio. Per questo il caso è destinato all’archiviazione. Un’interpretazione in parte condivisa anche da Alessandro Cecconi, il padre di Matteo, che se da una parte denuncia l’assurdità dell’esistenza di siti di quel genere, dall’altra ritiene che non sia stata l’iscrizione a quella community a spingere il diciottenne a togliersi la vita: “Non credo che Matteo abbia deciso di uccidersi navigando su quel sito. Era diventato nichilista, leggeva Baudelaire, ragionava di continuo sul tema dell’esistenza e maturava la convinzione che tra vita e morte non c’è alcuna differenza“, spiega l’uomo. Secondo Alessando Cecconi, più del controllo – o della chiusura – di questi siti, sarebbe utile l’abolizione dell’anonimato sul web, con una forte spinta delle istituzioni verso l’introduzione di un’identità digitale.

Non è lui, non può essere lui“, commenta invece un amico di Matteo, dopo aver letto la lettera con cui il ragazzo ha salutato i genitori. In quelle parole – “ho dissimulato bene” – è nascosta una verità difficile da comprendere e da accettare: Matteo era – anche – una persona diversa da quella che amici e familiari conoscevano. Ad avere la meglio è stato il lato nascosto, oscuro, di un diciottenne che ha deciso di rinunciare alla vita. La speranza del padre, ora, è che l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma sul sito web – che nel frattempo è stato oscurato – possa permettere di evitare altre tragedie analoghe: “che la morte di mio figlio non sia inutile“.

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