“Non avevo mai visto un cervello ridotto in quelle condizioni”, dice il chirurgo che ha operato Camilla

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Messaggero

Il chirurgo che ha operato Camilla Canepa al San Martino di Genova torna sul caso della diciottenne, raccontando di essersi trovato di fronte a una situazione fuori dal comune: “Non avevo mai visto un cervello ridotto in quelle condizioni.

camilla canepa chirurgo
Camilla Canepa/Facebook

Nella giornata di ieri la Procura di Genova, impegnata nel coordinare le indagini dei Carabinieri del Nas sulla morte di Camilla Canepa – la diciottenne morta a pochi giorni di distanza dalla prima dose di vaccino anti-Covid AstraZeneca – ha incaricato il medico legale di Pavia Luca Tajana di eseguire l’autopsia sul corpo della ragazza. Dagli esami autoptici è emerso come sia stata un’emorragia cerebrale a uccidere la ragazza. Ora i consulenti nominati dalla procura dovranno proseguire con altri esami – tra i quali anche quelli istologici – con lo scopo di chiarire quale sia stato il motivo o i motivi che hanno portato al decesso lo scorso 10 giugno.

Dalle prime relazioni dei sanitari, gli inquirenti hanno appreso che Camilla soffriva di una piastrinopenia autoimmune familiare – una carenza cronica di piastrine – che potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nella drammatica vicenda. Questa ricostruzione tuttavia viene fermamente smentita dai parenti della vittima: “Camilla non aveva nessuna malattia“, ha ripetuto nei giorni scorsi l’avvocato Angelo Paone, legale della famiglia Canepa, ribadendo quanto affermato dai genitori della ragazza.

Intanto Gianluigi Zona, il chirurgo che ha operato Camilla e direttore della clinica neurochirurgica e neurotraumatologica del San Martino, torna sul caso della diciottenne: “Non avevo mai visto un cervello ridotto in quelle condizioni da una trombosi così estesa e così grave“, spiega il medico. Affermazioni che non fanno altro che alimentare il sospetto che le condizioni di Camilla dovessero essere valutate con maggiore attenzione già in occasione del primo ricovero della ragazza, avvenuto all’ospedale di Lavagna nei giorni precedenti al suo arrivo al San Martino: lì il personale sanitario aveva sottoposto la paziente a una Tac, che aveva però dato esito negativo.

Ragionando a posteriori è tutto facile e tutti sono campioni del mondo, l’ultimo medico che arriva a visitare un paziente è sempre il più intelligente“, risponde sul tema Zona. “Una Tac non evidenza direttamente una trombosi anche se esistono dei segni molto indiretti. Sono segni precoci e serve un occhio molto esperto per coglierli, ma si possono cogliere prima delle presenze ematiche“. Ad evidenziare la comparsa del sangue era stata soltanto la seconda Tac effettuata a Lavagna. “Normalmente, se non ci sono indizi che portino a ipotizzare qualcosa di grave in atto, nessun medico al pronto soccorso prescrive una Tac con contrasto o altri esami“.

E’ così che si arriva alle 23,58 di sabato 5 giugno, con la nuova corsa di Camilla all’ospedale di Lavagna e al successivo trasferimento a Genova, al San Martino, dove il neurochirurgo in servizio è Alessandro d’Andrea, che contatta immediatamente anche il suo primario: al tavolo operatorio saranno fianco a fianco. “Abbiamo optato per una craniotomia decompressiva, si è aperto il cranio per allentare la pressione interna“, ricorda ancora Zona.

La situazione, però, era già complicata: il sangue non riusciva a defluire e stava impregnando il cervello: “Tutti i seni venosi erano ostruiti da trombi, uno scenario che non avevo mai visto in tanti anni di questa professione. Dovete immaginare il seno venoso come il fiume al centro di una vallata nella quale convergono svariati ruscelli. Se al centro del corso d’acqua si costruisce una diga, il fiume si gonfia e a quel punto gli affluenti non riescono a scaricare, col risultato che la pressione a monte sale“, spiega il chirurgo, che poi ammette: “Non sono un virologo o un epidemiologo o un medico legale ma, a fronte del quadro che ho visto nella testa di quella ragazza, è chiaro che siamo di fronte a qualcosa di non normale“.

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