Maria, vedova di Mario Cerciello racconta gli insulti “Tuo marito, feccia della società, ha avuto quello che meritava”

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Fonti ed evidenze: Tempo, Repubblica

La sentenza di primo grado ha condannato all’ergastolo i due assassini del Carabiniere Mario Cerciello Rega. Ma l’uomo, simbolicamente, è stato ucciso molte più volte.

 

Rosa Maria Esilio, è una giovane donna rimasta vedova dopo soli 43 giorni dal suo matrimonio. Il 26 luglio 2019, infatti suo marito – il Carabiniere Mario Cerciello Rega –  è stato ucciso da undici coltellate coltellate mentre era regolarmente in servizio, da Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, due giovani turisti statunitensi in cerca di droga. Mario aveva appena 35 anni. Oltre all’immenso dolore per un lutto così atroce, inspiegabile, improvviso, Rosa – fino al giorno della sentenza – ha dovuto subire un altro oltraggio: le pesanti insinuazioni sul conto del marito defunto. Il Carabiniere ucciso, infatti, è stato accusato più e più volte di avere rapporti poco chiari con presunti informatori-spacciatori o di essere «colpevole» di ingenuità. La stessa Rosa, che per quasi due anni ha dovuto subire questo supplizio, ha ammesso: “Ogni volta che ci provavano usciva fuori quello che era Mario: una persona pulita che sapeva fare bene il suo lavoro, tanto che anche l’avvocato della difesa nella sua arringa conclusiva ha dovuto ammetterlo. Anche se per un anno e nove mesi ci hanno provato. È stata veramente una sofferenza assistere a questo

Insinuazioni che, tuttavia, non hanno interferito in alcun modo con la sentenza di primo grado arrivata lo scorso 5 maggio e che ha condannato all’ergastolo i due ventenni di San Francisco. Intervistata da Il Tempo, Rosa – stremata e con gli occhi bagnati – ha confessato che il vero ergastolo lo vivrà lei, costretta a vivere per il resto della sua esistenza senza il suo grande amore. Affermazione che riprende quelle pronunciata di recente dai genitori di Marco Vannini dopo la condanna della famiglia Ciontoli. E, nonostante gli aguzzini del marito abbiano ricevuto la pena massima per l’ordinamento giuridico italiano, alla fine non ci sono vincitori, ma solo il dolore per il ricordo di un giovane che non tornerà mai più in vita. E il dolore è reso ancor più insopportabile al pensiero di come Mario è stato ucciso: in mezzo alla strada, scannato da 11 coltellate “come un vitello” – sottolinea la vedova. Il tutto nel giro di trenta secondi. ragion per cui, anche avesse avuto con sé l’arma di servizio, difficilmente il Carabiniere sarebbe riuscito a difendersi e a scamparla.

Ma ancora non è tutto. La donna ha dovuto subire diversi attacchi – via social – da parte di connazionali degli assassini del marito che cercavano, con ogni mezzo, di gettare fango sulla sua persona scrivendo che Mario aveva ricevuto solo ciò che meritava. “Ho ricevuto dei messaggi su Facebook da alcuni americani, due giorni dopo che è morto Mario: “Tuo marito, feccia della società, ha avuto quello che meritava”. A cadenza giornaliera ne ricevevo altri. Non so se erano amici loro. Ce le siamo prese tutte le croci

Mario, insomma, è stato ucciso non una ma ben 43 volte: 43 come il numero delle udienze prima della sentenza. La vedova conclude: “Per me sono stati 43 funerali, oltre a quello di Stato. Poi c’è la simbologia: 43 udienze e 43 giorni di matrimonio. Fino ad arrivare al giorno della sentenza, il 5 maggio, che il giorno in cui mi ha chiesto di sposarlo. Quindi per me è stato distruttivo. Tre anni prima stavamo a Lourdes, tre anni dopo mi trovavo in un’aula di tribunale. Prima c’era la morte fisica, dopo ci sarebbe stata la morte morale“.

 

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