L’ufficiale della Marina Italiana, madre di un bambino, che fece ballare il plotone rischia il processo

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Fonti ed evidenze: Messaggero, Fatto Quotidiano

L’Ufficiale della Marina che aveva guidato un balletto di un plotone di allievi sulle note della hit Jerusalema, divenuto virale la scorsa estate, risulta ora indagata per Disobbedienza dalla Procura militare di Napoli. 

Balletto sulle note di Jerusalema, indagata Ufficiale della Marina
Facebook/Marina Militare

La storia era salita agli onori delle cronache in estate, quando un video – decisamente singolare – aveva iniziato a circolare sul web: le immagini mostravano un ballo di gruppo in divisa. A guidare le danze un’Ufficiale che, sulle note della hit estiva Jerusalema, coordinava il balletto di un gruppo di volontari della Marina Militare che avevano appena prestato giuramento presso la Scuola Sottufficiali di Taranto. Un video che aveva riscosso grande successo, rimbalzando sui social e raggiungendo decine di migliaia di visualizzazioni.

Eppure la cosa, evidentemente giocosa, non era piaciuta ai vertici dell’Istituzione Militare, che aveva aperto un’inchiesta sul caso e, in particolare, sul comportamento della Tenente. E nonostante le iniziali rassicurazioni – “Nessun trasferimento dell’ufficiale, un’inchiesta è in corso, ma l’episodio non ha aspetti di particolare gravità“, trapelava – il procedimento disciplinare nei confronti della donna, ritenuta responsabile dell’episodio, attualmente sospeso, viene preso in carico dalla Procura Militare di Napoli, un organismo completamente slegato dal Ministero.

L’ufficiale, per via del balletto sulle note di Jerusalema, risulta quindi indagata per –  violazione delle consegne e l’uso improprio delle armi del reparto, configurandosi a suo carico un “concorso in disobbedienza continuata pluriaggravata“; un reato previsto dal codice penale militare di pace. E se, codici alla mano, l’apertura dell’inchiesta è un atto dovuto, l’esito finale del provvedimento sembra essere decisamente non scontato, con l’indagata che, nei prossimi giorni, verrà interrogata.

L’indagine muove dal presupposto che la Tenente di Vascello non abbia obbedito agli ordini del comandante di reparto. In particolare, secondo le accuse, “senza autorizzazione dei superiori gerarchici e in violazione delle disposizioni, ordinava dapprima agli allievi” di “effettuare un balletto sul brano Jerusalema, di Master KG“. Inoltre, l’ufficiale avrebbe ordinato a un sottufficiale di riprendere tutto con uno smartphone e di inviarle via Whatsapp il video “sempre senza autorizzazione dei superiori gerarchici“.

Il filmato, diventato ben presto virale, riprendeva le reclute inquadrate in plotoni nel piazzale della caserma, ferme, in attesa dell’ingresso in scena della Tenente di Vascello che, una volta arrivata di fronte ai marinai, comincia a ballare, indicando loro il ritmo e i passi da seguire.  La Tenente di Vascello imbracciate dai marinai durante il ballo con fare disinvolto – è stata ritenuta responsabile di un comportamento “altamente lesivo dell’immagine” della Marina Militare a causa di un “messaggio di grave superficialità” trasmesso dal video del balletto di gruppo, descritto come un “pessimo esempio” per i giovani che avevano prestato giuramento oltre che un comportamento “deplorevole nella forma e nella sostanza“. L’Ufficiale, di fronte al provvedimento avviato nei suoi confronti, aveva risposto con un ricorso al Tar; tutte iniziative attualmente sospese, in attesa che si concluda il procedimento penale per disobbedienza.

Sono certo che la procura militare di Napoli presto si renderà conto del fatto che la mia assistita non ha commesso alcun reato, anzi, ha fatto sì che la Marina militare entrasse ancor più nei cuori degli italiani“, ha sostenuto il legale della Tenente di Vascello. “L’ufficiale, madre di un bambino piccolo e mossa dalle migliori intenzioni, ha solo cercato di rinfrancare lo spirito di tante giovani reclute sottoposte a eccezionali precauzioni e ad isolamento dal resto del mondo. È stato un modo per far scaricare la tensione. L’adunata si è protratta soltanto tre minuti, non c’è stata nessuna violata consegna“, ha concluso l’avvocato Giorgio Carta.

La vicenda, pur finita al centro dell’attenzione mediatica, rimane certamente un fatto marginale all’interno della Marina Militare, scossa nei giorni scorsi dalla perdita del sottufficiale Stefano Paternò: la sua morte, su cui indaga la Procura di Siracusa, rientra tra i casi di possibili reazioni avverse alla somministrazione del vaccino AstraZeneca.

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