Chiudere tutti i locali nei week end: il prossimo Dpcm potrebbe essere la morte per bar e ristoranti

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Fonti ed evidenze: Adnkronos, Corriere della Sera

Tra le ipotesi che circolano nelle ultime ore, quella di una stretta sulle misure anti Covid. Il primo Dpcm di Mario Draghi potrebbe cambiare entro il 14 marzo.

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Getty Images/Vittorio Zunino Celotto

Sul tavolo del premier Mario Draghi al momento ci sono numerose proposte presentate dagli esperti convinti che il Dpcm entrato in vigore il 6 marzo e che teoricamente dovrebbe restare valido fino al 6 aprile necessiti di alcuni cambiamenti immediati che potrebbero entrare in vigore già dalla prossima settimana. L’ipotesi di un secondo lockdown nazionale che spaventa milioni di italiani sembra fortunatamente lontana: la proposta più quotata – secondo fonti vicine a Palazzo Chigi – è quella di indurire le misure di contenimento e distanziamento sociale nei week end che per qualche motivo sono ancora considerati come il periodo della settimana più pericoloso degli assembramenti. Che questa teoria sia fondata o meno, non importa perchè gli scienziati hanno già esposto la loro idea al premier ed alla sua squadra di Governo che nelle prossime ore con tutta probabilità rilascerà una risposta certa alle domande che tutti si pongono: cosa succede adesso?

Con i contagi che salgono a causa di varianti ancora difficili da studiare ed approfondire, il Dpcm si appresta a subire modifiche, diverse a seconda della fascia di rischio delle Regioni. In zona gialla è molto quotata l’ipotesi di chiudere bar e locali nei week end, a prescindere dal numero di casi, il che porterebbe tutti i locali pubblici sul territorio nazionale a non lavorare nel fine settimana. “Abbiamo stressato la situazione in base ai dati e richiamato i Dpcm pubblicati. L’unica considerazione in più è di limitare la circolazione e applicare oggi misure simili a quelle di Natale nei giorni festivi e prefestivi”, fa sapere Massimo Antonelli, specialista del Reparto Rianimazione del Gemelli, uno dei sostenitori di questa modifica al Dpcm. Naturalmente, la risposta dei ristoratori – che hanno subito un tracollo pari al 66,8% del fatturato – non si è fatta attendere: “Si sta scegliendo di condannare a morte un intero settore”, denuncia Luigi Scordamaglia che rappresenta il sindacato Filiera Italia. A sua detta, la crisi economica potrebbe di questo passo diventare impossibile da superare: “La salute prima di tutto, certo, ma è stato miope prima non tradurre in azioni le valutazione del Cts su contagi e ristoranti, e poi ignorare le differenze fra chi ha messo in campo sforzi enormi per adeguarsi alle norme e chi no”, protesta Scordamaglia dando voce al malcontento di un intero settore, ricordando che in gioco ci sono ben 240.000 posti di lavoro.

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