Il Reddito di Cittadinanza non basta: salme buttate fuori dai loculi, spogliate e derubate

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Fonti ed evidenze: AGI, Repubblica

Arrestati tre uomini che, distruggevano le bare e facevano a pezzi i cadaveri per rivendere i loculi ad altri. Uno dei tre percepiva il Reddito di cittadinanza.

Getty Images/Di Lauro/archivio

 

Orrore al cimitero di Tropea. Tre uomini sono stati arrestati per associazione a delinquere, violazione di sepolcro, distruzione di cadavere, illecito smaltimento di rifiuti speciali cimiteriali e peculato.  I tre facevano spazio alle nuove salme distruggendo le vecchie bare e smembrando i cadaveri. Tra i malviventi compare anche il nome di Francesco Trecate – 62 anni custode del cimitero e zio dell’assessore comunale di Tropea, Giada Trecate, che nel settembre scorso era stato premiato come dipendente modello dall’amministrazione: aveva ricevuto una pubblica benemerenza dal sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, per “abnegazione al lavoro”. Oltre a lui sono finiti in manette il figlio Roberto Trecate di 38 anni e  Roberto Cintartese di 53: percettore di Reddito di Cittadinanza il primo, con indennità di disoccupazione il secondo. I due Trecate non sono nuovi agli ambienti investigativi mente Cintartese risulta incensurato. Ad incastrarli un’accurata verifica della Guardia di Finanza, a seguito di continue segnalazioni sull’anomala gestione degli spazi per le sepolture.

Il gruppo agiva sempre di notte o nelle ore in cui la struttura era chiusa al pubblico. Francesco Trecate – in quanto  custode del cimitero in possesso delle chiavi – faceva entrare i due complici e poi si davano via alla brutale distruzione dei defunti, talvolta anche a mani nude.  Dalle  scene riprese dalle telecamere emerge una certa efferatezza: bare frantumate con ascia e piccone, salme spogliate di vestiti, gioielli e qualsiasi cosa di valore, sezionate a mani nude o con seghe e coltelli, per poi essere riposte in sacchi neri, caricate  su carriole e buttate via come immondizia oppure bruciate nel piazzale del cimitero. In un caso – ha riferito il Gip Marina Russo – la testa mozzata di una salma, è stata  esibita “a mò di trofeo”.

I loculi svuotati venivano poi rivenduti a caro prezzo alle famiglie in cerca di spazio per dare sepoltura ai propri cari. Non solo: i tre, per ottenere il silenzio dei familiari che si accorgevano della sparizione dei propri defunti, promettevano di rivelare dove fossero finite le spoglie. A rivelare lo squallido ricatto è stato un uomo  che al posto del nonno ha trovato la tomba della moglie di Roberto Cintarese, uno degli arrestati.  Stando alle ricostruzioni degli inquirenti  i tre complici agivano indisturbati almeno dal 2019. Per Francesco Trecate, in particolare, tutta la filiera della morte era un business. Infatti, con l’auto dell’amministrazione comunale, si occupava anche di trasportare lapidi in un laboratorio esterno e materiale edile impiegato per la ristrutturazione delle cappelle. Per conto di chi e a che titolo non è ancora stato scoperto.

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