Roma, ha abbandonato il figlio in un sacchetto: ora è di nuovo incinta

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage

E’ diventata di nuovo mamma la donna che nel 2018 era stata arrestata – e poi condannata a 14 anni di reclusione – per aver abbandonato il figlio neonato in un sacchetto di plastica.

Aveva abbandonato il figlio in un sacchetto: ora è di nuovo mamma
Martin Bureau, Getty Images/Archivio

Nel 2018 era stata arrestata e condannata a scontare una pena di 14 anni per aver causato la morte per asfissia del figlio appena nato, che aveva abbandonato in un sacchetto della spesa. Dopo un primo periodo passato nel carcere di Perugia, la donna era stata trasferita agli arresti domiciliari, che sta scontando in una struttura del Lazio. Ma nel periodo di reclusione, condivisa evidentemente con altri detenuti, la signora ha avuto un rapporto con un uomo, dando alla luce un’altra bambina, nata il 15 settembre scorso all’ospedale San Pietro di Roma.

Una notizia non particolarmente gradita dalle parti della Corte d’Appello, che ha impugnato la sentenza che decreta i 14 anni di reclusione per la donna allo scopo di fare ricorso per chiedere che venga ripristinata la custodia cautelare in carcere. Un tentativo per ora finito nel vuoto, visto che il Tribunale del Riesame ha, per il momento, ritenuto prioritaria la tutela del minore, confermando i domiciliari per la donna, che si trova tuttora all’interno della struttura di Morlupo, vicino Roma, insieme alla piccola.

Gli avvocati della donna ritengono che eventuali mancanze in questa vicenda siano legate esclusivamente ad un difetto di collegamento e comunicazione tra la struttura che ospita la donna, l’ufficio di sorveglianza e la Procura, e che queste non possano in alcun modo “ricadere sulla ragazza, che in quest’occasione ha dimostrato di essere una madre amorevole“. I legali hanno contestualmente annunciato che presenteranno in Cassazione un ricorso contro la sentenza d’appello, visto che – nella loro ricostruzione – “L’infanticidio è stato maturato in presenza di uno stato di abbandono della neomamma e non si tratta di omicidio volontario“. All’epoca dei fatti, avvenuti nel 2018, la donna aveva ripetutamente dichiarato di non aver mai cercato di uccidere il figlio.

La stessa ordinanza di arresto, tuttavia, chiariva esplicitamente che alla base del gesto non vi erano motivi economici: secondo l’accusa, infatti, la donna avrebbe potuto chiedere un intervento di sostegno da parte della famiglia, cosa che decise di non fare. Sin dai primi colloqui con i propri legali, la donna aveva però affermato di non aver avuto l’intenzione di uccidere il figlio, nato poche ore prima, non immaginando che il suo gesto potesse trasformarsi in un infanticidio.

Quello di Terni non rappresenta, però, l’unico caso di abbandono di bambini nati da pochi giorni: recentemente, un neonato era stato ritrovato in un’aiuola in provincia di Salerno, con una profonda ferita sul cranio, mentre qualche mese prima un bimbo di pochi giorni era stato ritrovato all’interno di un borsone nel parcheggio antistante il cimitero di Rovigo.

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