Mauro Pamiro ha lasciato la moglie, di notte, e si è lanciato nel vuoto

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Fonti ed evidenze: Fatto Quotidiano, Giorno

La procura di Cremona ha portato a termine le indagini sulla misteriosa morte di Mauro Pamiro, docente trovato privo di vita in un cantiere lo scorso 29 giugno. 

"Ci vediamo nell'altro mondo", aveva detto Mauro Pamino all'amico
Mauro Pamino/Facebook

Il suo corpo era stato ritrovato riverso su un fianco, con ferite alla testa e a un braccio. Eppure intorno al cadavere, non era stata rinvenuta nemmeno una goccia di sangue. Una vicenda misteriosa, quella della morte di Mauro Pamiro, docente di informatica di 44 anni trovato morto in un cantiere edile a Cremona il 29 giugno scorso. La pista del suicidio, mai esclusa dagli inquirenti, era stata affiancata da altre possibilità, legate soprattutto all’interesse che la vittima aveva dimostrato, nel tempo, per una setta spirituale.

Oggi, a distanza di quasi sette mesi dalla sua morte, quel mistero trova una soluzione. Almeno sul piano giudiziario, visto che il sostituto procuratore di Cremona, Davide Rocco, ha inviato al giudice per le indagini preliminari una richiesta di archiviazione del procedimento che era stato aperto nei confronti della moglie di Pamiro, Debora Stella, indagata per omicidio. La mattina Debora aveva cercato il marito. Sulla pagina Facebook di Mauro aveva pubblicato un post giudicato anomalo “Sei tu il nano malefico. O forse sono io?”. Ma Debora non c’entra nulla

Il docente, scrive Rocco, si è suicidato lanciandosi dalla sommità di una casa in costruzione: l’impatto al suolo, potentissimo, ha provocato una lesione devastante della colonna vertebrale e il decesso immediato. Nessuna delle lesioni trovate sul suo cadavere, scrive ancora il sostituto procuratore, sarebbe stata provocata da altre persone.

Decisiva, oltre all’assenza di elementi che possano far sospettare la presenza di estranei sul luogo della morte, la ricostruzione degli ultimi giorni di Pamiro, che aveva trascorso tutto il pomeriggio venerdì 26 in compagnia di un amico, impressionandolo e preoccupandolo con una serie di racconti su non meglio precisate “cose mistiche mai scoperte“, su una sua improvvisa “comprensione dei segreti dell’universo“, arrivata in seguito a “una rivelazione, una illuminazione“. Qualche ora più tardi, dopo essersi separati, Pamiro contatta lo stesso amico telefonicamente, inviandogli un messaggio inquietante: “Ho capito cosa devo fare, spero“, prima di concludere dicendo “ci vediamo nell’altro mondo“.

L’indomani, sabato 27, Pamiro passa il pomeriggio insieme alla moglie a casa di altri amici, dove il gruppo consuma dell’hashish e la coppia – nel racconto dei presenti – appare come “particolarmente apatica, stanca ed assonnata“. Secondo quanto scrive il pm nella richiesta di archiviazione “Le analisi accertavano che il Pamiro aveva assunto sostanze stupefacenti del tipo cannabis in epoca prossima al decesso e documentavano un consumo regolare della stessa sostanza, per lo meno, negli ultimi sei mesi di vita“. Il rientro a casa, quel pomeriggio, avviene attorno alle ore 18. Ma qualche ora dopo, verso mezzanotte, Pamiro esce nuovamente: l’ultima sua traccia si registra alle 2 di notte del 28 giugno, quando una telecamera privata in via Camporelle lo inquadra mentre cammina – scalzo – “in una direzione compatibile con la posizione del cantiere” dove un giorno più tardi – alle 7:30 di lunedì 29 giugno – un muratore ritroverà il suo cadavere. Il decesso, secondo le evidenze emerse dall’autopsia, sarebbe avvenuto “almeno 24 ore prima  del rinvenimento del cadavere“.

Tutti elementi che portano il sostituto procuratore ad ipotizzare che la morte dell’uomo possa essere collegata a tre possibili scenari: una caduta accidentale durante l’arrampicata sul ponteggio, una spinta ricevuta da altri o un volo volontario. Per raccogliere ulteriori elementi rispetto a queste tre possibilità, gli inquirenti hanno eseguito una consulenza cinematica con un software e una consulenza dinamica attraverso l’utilizzo di un manichino. Entrambe le procedure hanno portato alla conclusione che “la caduta conseguente a un salto volontario era l’unica ipotesi possibile“.

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