“Se c’è fiducia non è necessario controllare”, dice il papà di Antonella, morta per un gioco

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Avvenire

La famiglia di Antonella Sicomero è sconvolta dal dolore e punta il dito contro il web, che avrebbe ispirato il gesto drammatico della piccola. 

"Tik Tok era il suo mondo", dice il papà di Antonella
Antonella Sicomero/Facebook Angelo Sicomero

Non ha più parole, Angelo Sicomero. Il papà di Antonella, la bambina morta a Palermo probabilmente in seguito ad una sfida cui ha preso parte tramite il social network Tik Tok, è convinto, certissimo, che l’ispirazione per il gioco folle che ha condotto la sua bambina alla morte sia arrivata dal web: “Tik Tok era il suo mondo. E Youtube. Sempre lì stava“, racconta, straziato dal dolore. E a chi sottolinea la necessità di controllare più da vicino i ragazzi nel loro uso delle nuove tecnologie, Angelo risponde in modo netto: “Controllarli? Ma se c’è la fiducia, se c’è il dialogo che avevo con mia figlia, non ti metti a controllare“.

Una tragedia arrivata senza alcun segnale che potesse far preoccupare i familiari, senza la minima avvisaglia. La certezza di tutti è che a far scattare l’idea di legarsi una cintura intorno al collo ad Antonella sia stato quel telefonino da cui non si separava mai: “Come potrebbe venire in mente a una bambina di fare quella cosa, sennò? E poi a quella bambina… impossibile“, spiega lo zio, Francesco Sicomero, il primo ad intervenire per cercare di rianimare la bambina. “Le ho fatto la respirazione bocca a bocca, il massaggio cardiaco“, racconta. Tutto inutile. Le telefonate frenetiche al 118, dove “non rispondeva nessuno” e poi la corsa disperata verso l’ospedale. “Siamo come un’unica famiglia, la bambina tante volte dormiva da noi“, racconta la zia Smeralda, moglie di Francesco: i due vivono nella stessa palazzina di Antonella, una bambina “Brava, allegra, educata. Le piaceva truccarsi, faceva la vanitosa come può fare una bambina, guardava i tutorial di trucco, ballava“, spiega ancora Smeralda, incredula, prima di chiedere rispetto e silenzio da parte di tutti: “Qualcuno si permette di criticare, ma come possono? Rispettate il nostro dolore, siamo distrutti“.

Intanto il  Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto nei confronti di TikTok disponendo “il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica“. Uno stop che durerà fino al 15 febbraio e che è stato gestito dall’autorità competente in via d’urgenza, in parallelo all’inchiesta avviata dalla procura di Palermo che ipotizza – contro ignoti – il reato di istigazione al suicidio.

Il Garante già a dicembre aveva contestato a Tik Tok una serie di violazioni“, si legge in una nota emessa dall’autorità, che poi elenca le accuse mosse nei confronti del social amato dai ragazzi: dalla scarsa attenzione alla tutela dei minori fino alla facilità con la quale è aggirabile il divieto di iscriversi per i minori sotto i 13 anni. Il Garante contestava inoltre l’uso di impostazioni predefinite non rispettose della privacy. “In attesa di ricevere il riscontro richiesto con l’atto di contestazione, l’Autorità ha deciso comunque l’ulteriore intervento al fine di assicurare immediata tutela ai minori iscritti al social network presenti in Italia“, conclude la nota.

I genitori di Antonella, dopo la notizia straziante della sua morte, hanno deciso di donare i suoi organi, che saranno già oggi trapiantati su quattro piccoli pazienti in lista d’attesa negli ospedali di Roma, Milano e Genova. “Abbiamo scelto di dire sì alla donazione perché nostra figlia avrebbe detto sì, fatelo“. Una scelta che rappresenta, secondo il direttore del Centro Regionale Trapianti Giorgio Battaglia “un esempio della grande generosità e solidarietà di due splendidi genitori che hanno permesso di salvare altri quattro bambini“.

La vita di una bimba è un prezzo altissimo, mi piacerebbe sperare che serva a svegliare qualcuno“, ha commentato don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile della Cei, che ha lanciato un monito a genitori e istituzioni: “Il richiamo va prima di tutto a chi i ragazzi li sta dimenticando a casa. Sono gli ‘untori’ e non ce ne importa nulla che tornino a scuola, il ragionamento alla base. Con un concetto grezzo di educazione: stai davanti allo schermo, apprendi informazioni e impari“.

 

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