Pescatori sequestrati “Il vostro premier è venuto qui e ha chiesto scusa” dice la Libia

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Linkiesta

La visita di ieri del Premier Giuseppe Conte e del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio al maresciallo libico Khalifa Haftar ha suscitato grandi polemiche. Anche perché, al di là delle perplessità di carattere politico, rimangono forti dubbi su cosa i sequestratori dei pescatori italiani abbiano effettivamente ottenuto in cambio della loro liberazione.

Dopo oltre cento giorni di attesa, i pescatori italiani bloccati in Libia hanno potuto ieri lasciare il Paese nordafricano per fare ritorno, a bordo dei loro pescherecci, verso le proprie case. Le modalità della liberazione hanno tuttavia suscitato non poche polemiche sul piano politico, visto che nella giornata di ieri sono addirittura volati a Bengasi il Premier Giuseppe Conte ed il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in quello che a molti è parso come un omaggio al maresciallo Khalifa Haftar, che nelle lunghe settimane di trattativa aveva a più riprese reclamato un riconoscimento politico.

Risultato pienamente raggiunto dall’autoproclamato capo della Libia, che in un quadro internazionale particolarmente complesso ha messo a segno un punto importante, ottenendo la visita del leader di un Governo membro del G8. Le informazioni fatte trapelare dal generale libico parlano di “scuse ufficiali” presentate dal nostro Premier e della garanzia, fornita dalle autorità italiane, che “non avvengano altre violazioni del genere“. Addirittura, sempre secondo le ricostruzioni fatte trapelare dagli ambienti vicini ad Haftar, l’Esecutivo avrebbe promessi di occuparsi del caso dei 4 cittadini libici – sedicenti calciatori, ma condannati come scafisti dalla magistratura italiana, per giorni al centro delle trattative tra i due Paesi – impegnandosi a “migliorare le loro condizioni di detenzione“. Il maresciallo ne pretendeva la liberazione, l’Italia opponeva resistenza. Anche perché, come noto, nel nostro sistema il Governo non ha autorità sulla magistratura.  La stessa fonte di Haftar, ha dichiarato all’agenzia Nova che “il maresciallo ha chiesto una cosa soltanto: che l’Italia pagasse un prezzo politico, e l’Italia è stata costretta a pagare“.

Ma il prezzo da pagare per l’Italia, a differenza della gran parte dei casi di sequestro di persona di cui, negli ultimi anni, si sono occupati i nostri servizi segreti, non prevedeva un esborso di denaro. Un punto diventato chiaro quando, dopo alcuni giorni dal sequestro dei pescatori, la situazione nelle trattative con la Libia continuava a rimanere bloccato. Haftar voleva una vendetta sul Governo italiano, “colpevole” di averlo abbandonato dopo la sconfitta nella battaglia di Tripoli. L’Esecutivo ed i Servizi, quindi, hanno realizzato di trovarsi di fronte ad un “sequestro politico“, al quale correva l’obbligo di dare una risposta in termini negoziali. Da qui, la decisione di trattare con il maresciallo, attraverso l’opera di mediazione convinta dal figlio di Haftar e da un leader politico di Tripoli: Ahmed Maitag, vice-presidente del Governo Serraj, l’Esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale – Italia compresa – e nemico giurato di Haftar.

Maitig avrebbe agito alle spalle del suo capo e leader di Governo, trattando con il maresciallo per la riapertura dei pozzi di petrolio, chiusi dal gennaio scorso. E poi, più di recente, ha preso parte alla mediazione tra Haftar, il figlio Saddam ed il Governo italiano, cui Maitig riportava i messaggi provenienti dalla Libia. Alla fine, Conte si è convinto e – chiesta la collaborazione di Di Maio, anche al fine di “dividere” il peso delle prevedibili contstazioni – è salito a bordo dell’aereo che lo ha condotto al cospetto di Haftar.

Un comportamento che rimane discutibile e che ha suscitato la sorpresa di tutte le cancellerie europee, convinte che una simile scelta abbia di fatto premiato non solo i sequestratori, ma più in generale l’autoproclamato Governo di Khalifa Haftar. Inoltre, i dubbi sul fatto che l’unica concessione fatta dal nostro Esecutivo al maresciallo libico sia stata la visita di ieri da parte del Premier e del Ministro degli Esteri, rimangono forti.

Possibile che davvero Haftar si sia accontentato di generiche rassicurazioni sul miglioramento delle condizioni di detenzione dei calciatori/scafisti? Sarà importante mantenere alta l’attenzione sul caso, visto che i quattro sono considerati dal nostro sistema come trafficanti di esseri umani e responsabili della morte di 49 persone e per questo condannati a 30 anni di reclusione. E assistere, nei prossimi mesi, ad una revisione del loro processo sarebbe uno spettacolo tutt’altro che edificante.

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