Ilaria Cucchi, i soldi di risarcimento per la morte di Stefano non bastano

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Fonti ed evidenze: Fatto Quotidiano, Rainews

La sorella di Stefano Cucchi afferma che il processo, durato dieci anni, ha colpito pesantemente le finanze della sua famiglia che nel frattempo ha ricevuto 300mila euro di risarcimento.

I tempi della giustizia italiana spesso si dilatano in modo incredibilmente lungo, perfino nel caso di un avvenimento eclatante come la morte di Stefano Cucchi, il cui processo dura ormai da dieci anni. Alla famiglia del ragazzo è servito molto tempo anche soltanto per arrivare a portare in aula i Carabinieri condannati per aver picchiato a morte il giovane – Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo che sconteranno 12 anni per omicidio preterintenzionale – nell’ottobre del 2009. E i procedimenti legali legati al caso non sono ancora finiti dato che la Procura sta adesso indagando per depistaggio altri membri dell’Arma. La domanda sorge spontanea: la famiglia di Stefano Cucchi è riuscita ad assorbire le spese per il processo o il risarcimento ricevuto finora è a malapena sufficiente a coprire le parcelle degli avvocati e le altre spese legali?

Ilaria Cucchi, sorella del defunto che si è sempre battuta in prima persona in tutti questi anni affinché sul caso venisse fatta luce, afferma che il denaro ricevuto è stato appena sufficiente per non abbandonare il procedimento legale: “Tra le accuse più assurde che mi vengono rivolte c’è quella che mi sono arricchita con la morte di mio fratello”, ha affermato recentemente la donna. In merito, Ilaria spiega che per lei le accuse sono infondate: “I soldi sono serviti a vivere, a rimediare ai danni lavorativi e alle spese processuali di questi undici anni. La nostra situazione patrimoniale è devastante. Purtroppo 11 anni sono tanti. Quei soldi sono serviti ad andare avanti e non è rimasto più niente”. Per il momento, la giuria incaricata di seguire il caso ha previsto un risarcimento parziale pari a 100.000 euro per ogni membro della famiglia Cucchi, una somma complessiva di 300.000 euro a cui probabilmente seguirà lo sborso di una cifra maggiore. A questo importo, si somma una cifra di 1.340.000 euro, sborsata secondo la sentenza del 2013 dall’Ospedale Pertini di Roma che avrebbe depistato le indagini coprendo il pestaggio del giovane: proprio in un letto della struttura, Stefano ha esalato l’ultimo respiro con i segni delle violenze subite ancora sul corpo.  Quei soldi, spiega ancora la sorella “sono serviti a vivere, a rimediare ai danni lavorativi e alle spese processuali di questi undici anni. La nostra situazione patrimoniale è devastante. Purtroppo 11 anni sono tanti. Quei soldi sono serviti ad andare avanti e non è rimasto più niente”.

Rimanendo in tema di spese processuali, è stata fissata la cifra che i due responsabili dell’omicidio del ragazzo e un terzo carabiniere condannato a 8 anni per falso – il Maresciallo Roberto Mandolini – dovranno pagare per risarcire il Comune di Roma delle spese processuali dal momento che quest’ultimo si è costituito parte civile: i tre dovranno sborsare esattamente 36.500 euro, suddivisi a seconda del grado di colpevolezza e responsabilità nel corso degli eventi che hanno portato alla morte di Stefano. Difficile stabilire invece quanto la famiglia del ragazzo abbia speso nel corso di dieci anni, un arco temporale che rischia di diventare ancora più ampio dato che il caso non è ancora finito del tutto: ci sono ancora otto Carabinieri su cui pesa la grave accusa di aver manomesso le prove del pestaggio del ragazzo, Al momento inoltre, Ilaria Cucchi sta valutando l’apertura di una nuova causa legata al caso contro l’ex Ministro degli Interni Matteo Salvini per alcuni suoi commenti sul verdetto del processo. Spese processuali che potrebbero aggravare una situazione economica che – a detta della donna – è già piuttosto difficile.

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