Coronavirus 40.902 nuovi casi e 550 morti: ecco le patologie pregresse che lo rendono più letale

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Fanpage

Gli scienziati hanno individuato quali patologie pregresse peggiorano in modo grave il quadro clinico dei pazienti Covid.  

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coronavirus_patologie_pregresse 13.11.2020 Leggilo.org
Getty Images/Thomas SAMSON

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 40.902 unità e portano il totale a 1.107.303. Nelle ultime ventiquattro ore 550 morti che fanno salire il numero complessivo delle vittime a 44.139. Da ieri sono stati eseguiti 254.908 tamponi.

I casi attualmente positivi sono 663.926, +28.872 rispetto a ieri. I dimessi e i guariti raggiungono quota 399.238 registrando un incremento di 11.480 unità. I ricoverati salgono a 30.914, +1041 mentre nelle terapie intensive 3230 assistiti, + 60 rispetto a ieri.

Quali patologie aggravano il Coronavirus

Il sistema immunitario del nostro corpo è una macchina di difesa formidabile che ha tuttavia dei limiti. Nel caso del Coronavirus, è ormai assodato che alcune patologie pregresse possono peggiorare le condizioni di un un  portandolo addirittura alla morte. Gli ultimi dati del Ministero della Salute parlano di più di un milione e duecentomila morti in tutto il mondo e proprio studiando una parte di essi, l’Istituto Superiore della Sanità ha individuato le condizioni pregresse che possono aggravare il quadro clinico di un paziente di Covid in maniera irreparabile.

Un’indagine effettuata su circa 5.000 pazienti afflitti da Covid ha evidenziato che nel 65,7% dei casi le persone con sintomi gravi presentavano una preesistente condizione di ipertensione, un disturbo che affligge soprattutto le persone sedentarie ma non solo, anche quelle che hanno problemi cardiovascolari ereditari o congeniti. Al secondo posto c’è il diabete melillo di tipo 2 che affliggeva il 29,2% dei malati coinvolti nell’indagine. Nella triste classifica seguono a ruota altri due disturbi legati al sistema cardiovascolare, ossia la cardiopatia ischemica – presente nel 27,8% dei casi – e la fibrillazione atriale – nel 24% dei malati.

Le patologie pregresse a rischio: c’è anche la demenza

Tra le patologie pregresse che rendono il Covid davvero pericoloso non ci sono però soltanto malattie che coinvolgono cuore e circolazione. Anche la demenza, una malattia degenerativa che si manifesta solitamente in età avanzata, è un fattore di rischio: ben 1.093 malati ne soffrivano al momento della manifestazione di gravi sintomi. Nemmeno le malattie renali sono da sottovalutare dato che un’insufficienza renale cronica ha contribuito ad aggravare il quadro clinico del 20,9% dei pazienti. In fondo alla lista – ma non per pericolosità  – troviamo broncopneumopatia cronica, metastasi di vario genere, insufficienza respiratoria e obesità – che già da sola è una condizione che uccide ogni anno milioni di persone. Sorprendentemente in basso nella lista c’è l’HIV che pure distrugge completamente il sistema immunitario, probabilmente per il semplice fatto che nel campione di popolazione selezionato per l’indagine era poco presente.

Stando ad una ricerca effettuata su portali verificati come SCOPUS dalla rivista Plos One però, le malattie renali sarebbero più pericolose di quanto riportato dall’ISS: problemi cronici ai reni triplicano il rischio di perdere la vita in caso di Covid mentre cancro e diabete moltiplicano di una volta e mezzo il pericolo di morire. Sempre stando a questa seconda indagine inoltre, condizioni come l’asma ed altri disturbi che portano all’ostruzione bronchiale non sono state considerate fattori a rischio: stando alle ricerche effettuate, i pazienti afflitti da questi disturbi non hanno mostrato una predisposizione particolare per sintomi più gravi.

Ad essere parecchio a rischio sono anche i pazienti che necessitano di cure urgenti nei prossimi mesi: sono stati già registrati numerosi casi di operazioni cancellate o rimandate anche per procedure molto impellenti. Gli ospedali faticano a gestire il flusso di persone che richiedono assistenza per il virus. I pericoli sono legati al sovraffollamento delle strutture sanitarie – che riguarda tutti quanti – piuttosto che alla percentuale di persone che muoiono per il virus.

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