100.000 euro per non morire di Covid: è successo al vicesindaco di Azzano

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Fonti ed evidenze: Il Corriere della Sera, Huffington Post, Il Fatto Quotidiano

Il vicesindaco di Azzano Francesco Persico ha vissuto una spiacevole esperienza; risultato positivo al Covid, ha ricevuto un salato conto da pagare per trasporto e ricovero.

Vicesindaco Persico 16 ottobre 2020

Quando è uscito dall’isolamento, i medici non gli hanno chiesto come si sentisse ne gli hanno fatto raccomandazioni per tutelarsi, la prima domanda che gli hanno posto è stata “Come intende pagare il conto?”: è successo al vicesindaco di Azzano Francesco Persico, 33 anni che si è reso conto di aver contratto il Coronavirus durante la sua permanenza a New York a marzo di quest’anno  – racconta Il Corriere della Sera“Con tutta probabilità sono stato il paziente zero del Mount Sinai West Hospital”, dichiara il politico di centro destra. Tornato in Italia il 4 aprile e sottoposto ad isolamento per la quarantena fiduciaria, Persico ha raccontato ai media italiani la sua esperienza drammatica.

Come è risaputo, negli Stati Uniti la sanità è privata e per essere ricoverato un cittadino – o come in questo caso un turista o ospite del paese – deve necessariamente dimostrare di possedere un’assicurazione sanitaria o di poter pagare in contanti il ricovero. In caso contrario, il paziente può essere costretto ad indebitarsi per cifre mostruose – ricorda Il Fatto Quotidiano – che possono sfiorare i 73.000 dollari per un normale ricovero per Coronavirus. Almeno 27 milioni di americani sono in questa situazione che il vicesindaco di Azzano ha toccato con mano, aggravata dal grande numero di casi verificatisi nell’immenso paese del continente americano.

Fortunatamente, l’assicurazione ha coperto le spese di Francesco Persico, ammontate all’equivalente di circa 100.000 euro per 17 giorni di ricovero ai quali vanno sommati altri 2.500 dollari per il trasporto in ambulanza – riporta Huff Post: “L’assicurazione ha pagato tutto sborsando circa 8.000 dollari per ogni giorno in ospedale. Sono stato fortunato perchè il mio caso è avvenuto a marzo. Da quando è stata dichiarata la pandemia mondiale dall’Oms, le assicurazioni si avvalgono di una clausola per non pagare i ricoveri degli associati”, spiega il politico.

Patatine fritte ai pazienti più gravi

A detta di Persico inoltre gli ospedali americani, almeno nel periodo iniziale della crisi, non sembravano attrezzati per combattere il virus: “Non c’erano spazi attrezzati per i pazienti con il Coronavirus, ho aspettato mezz’ora in ambulanza che allestissero uno spazio isolato apposito. I medici indossavano i dispositivi di protezione individuale ma si sono cambiati nel corridoio”, continua il suo racconto Persico. Anche il trattamento dei pazienti più gravi a detta dell’uomo ha lasciato molto a desiderare: “Il cibo destinato a pazienti comprendeva ketchup, patatine fritte, hamburger, pizza al taglio: naturalmente, viste le mie condizioni di salute, non riuscivo a mangiare nulla di tutto questo. Ho perso 12 chili. Una volta dimesso, mi hanno messo in quarantena ma nessuno mi ha sottoposto a tampone”, conclude il vicesindaco.

Avendo vissuto questa brutta esperienza, Persico ha voluto lanciare un appello alla responsabilità diretto ai negazionisti del virus, individui che si oppongono alle misure restrittive affermando che l’esistenza del virus è una farsa, recentemente finite sotto i riflettori dei media: “Solo chi non è passato attraverso questo dramma può pensare che il problema sia finto. Ad Azzano sono morte cento persone in tre mesi”, conclude il vice del Primo cittadino.

Manfredi Falcetta

Fonte: Il Corriere della Sera, Huff Post, Il Fatto Quotidiano

 

 

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