Rapina e precedenti per droga “Mio figlio non era un delinquente” dice il padre di Luigi Cafia

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Eccesso di legittima difesa. E’ questa l’accusa per cui sarà indagato l’agente di polizia che nella notte tra sabato e domenica ha sparato e ucciso Luigi Cafaia, il ragazzo di 17 anni sorpreso nel corso di una rapina insieme ad un complice.

Sarà indagato per eccesso di legittima difesa l’agente che nella notte tra sabato e domenica ha sparato a Luigi Cafaia, diciassettenne, durante un tentativo di rapina nel centro di Napoli, uccidendolo. Quello che si definisce, come riporta La Repubblica, un atto dovuto. Una decisione inevitabile e che punta esclusivamente a fare chiarezza sui fatti che hanno condotto alla morte del ragazzo, che aveva agito insieme a un complice, Ciro De Tommaso, di 18 anni, per rapinare tre persone. La ricostruzione proposta dai tre coincide con quanto raccontato dai poliziotti: il fermo dei due ragazzi, a bordo di uno scooter, mentre cercavano di rapinarli a bordo della loro Mercedes Classe A; la reazione di De Tommaso che punta l’arma – che si rivelerà poi finta –  verso gli agenti: uno dei due che si ripara buttandosi a terra, mentre l’altro spara in direzione dei rapinatori colpendo a morte Cafaia.

Intanto, in attesa dell’esame autoptico, cui l’agente potrà far partecipare un proprio consulente – proprio alla luce della sua iscrizione nel registro degli indagati – sono in fase di raccolta ed elaborazione una serie di filmati raccolti dalle telecamere di sicurezza presenti nella zona che potranno aiutare ulteriormente il lavoro degli inquirenti, guidati dal coordinamento del procuratore di Napoli Gianni Melillo e dell’aggiunto Rosa Volpe.

Come riporta Today, Luigi Cafaia aveva anche tre fratelli minori, di 15, 12 e 6 anni. A spiegarlo è il padre del ragazzo, che racconta come Luigi avesse già avuto in passato problemi con la legge: qualche piccolo precedente per droga e per reati minori. La famiglia Cafaia a Forcella vive di espedienti. Espedienti di cui possono far parte, in certi casi, anche piccoli reati, se non hai una vera opportunità per uscirne. Anche il papà di Luigi, poco meno di quarant’anni, ha precedenti per droga. “Non ci hanno nemmeno avvertito dalla questura, che mio figlio era stato ucciso. Non so manco se è una rapina“, dice l’uomo in preda alla rabbia. “Mio figlio non era un delinquente, stava imparando il mestiere del pizzaiolo, era stato ‘messo alla prova‘”. Secondo il suo racconto, infatti, dopo il precedente per trasporto di droga, Luigi aveva chiesto un’altra opportunità, impegnandosi e frequentando un corso da pizzaiolo. “Sì, aveva sbagliato, ma quando uno è ragazzino lo Stato gli dà una possibilità. Luigi si era impegnato, stava lavorando due o tre ore a sera in una pizzeria qui vicino“.

A dicembre sarebbe diventato maggiorenne: “Stava già organizzando la festa, stava valutando il locale adatto, si dispiaceva per questa storia delle mascherine”, spiega un’amica di Luigi in uno dei vicoletti a ridosso del Duomo. Una strada che domenica gli amici di Luigi hanno sbarrato con dei bidoni della raccolta differenziata per far capire che, almeno in quella giornata dedicata al loro dolore, nessuno poteva accedere alla strada dove Luigi ha perso la vita.

Lorenzo Palmisciano
Fonte: La Repubblica, Today
 

 

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