Prima del pestaggio di Willy Monteiro Duarte, i “gemelli di Artena” si erano accaniti diverse volte contro altri stranieri.

Lo scorso 6 settembre, subito dopo l’arresto di Gabriele e Marco Bianchi, indagati per la morte del 21enne Willy Monteiro Duarte, uno dei loro familiari disse: “Ma in fondo cosa hanno fatto di male? Hanno solo ucciso un extracomunitario”. Frase scioccante che ha subito dato da pensare che la rissa fosse scattata non solo per ragioni di gelosia ma anche per questioni razziali. Sospetto avvalorato dai precedenti dei “gemelli di Artena”. Proprio oggi – riporta la Repubblica – il più piccolo dei due fratelli, Marco, sarà processato per il pestaggio di un ragazzo bengalese avvenuto il 1 maggio 2018. La ragione era identica a quella che ha fatto scattare la rissa a Colleferro: un apprezzamento rivolto ad una ragazza. Risultato? Prognosi di 20 giorni per lo straniero e Marco Bianchi a piede libero. E solo due giorni dopo lo stesso Marco – questa volta spalleggiato dal fratello Gabriele – è stato nuovamente protagonista di una rissa con un altro straniero, questa volta di nazionalità marocchina: i due fratelli hanno massacrato di botte il loro “avversario” con un tirapugni.

A queste aggressioni si aggiunge – riporta TgCom24 – quella del ragazzo indiano, preso a botte perché aveva osato definirli “pazzi” dopo che lo stavano investendo, sfrecciando a tutta velocità a bordo del loro Suv. Il ragazzo riportò lesoni gravi a causa delle botte ricevute. E, ultima in ordine cronologico, l’ accesa discussione con un detenuto marocchino nel carcere di Rebibbia: l’uomo – secondo i due fratelli – era colpevole di averli apostrofati mentre si stavano recando al parlatorio. La figlia dell’altro detenuto ha addirittura denunciato l’accaduto all’associazione Detenuti Liberi per paura che Gabriele e marco potessero fare del male al padre. Si sospetta, dunque, che alla base dell’aggressione di Willy Monteiro Duarte vi sia una matrice xenofoba. Ora i due ragazzi – insieme anche a Mario Pincarelli, anche lui indagato per la morte di Willy – sono stati spostati nel “braccio degli infami“, il reparto G9 di Rebibbia. Dove, seppur in isolamento, hanno a disposizione numerosi confort.

Samanta Airoldi

Fonte: Repubblica, TgCom24

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