Ucciso da una donna che si dichiara nullatenente. La famiglia della vittima deve pagare le spese del processo

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Ai familiari di Nicola Sarpa, ucciso a 24 anni dalla figlia di un boss mafioso, sono stati addebitati 17mila euro.

Viene ucciso ma il killer è nullatenente: deve pagare la famiglia

Nicola Sarpa è stato ucciso due volte. La prima a Napoli, quando aveva 24 anni, durante i festeggiamenti della notte di Capodanno tra il 2008 e il 2009. La seconda in questi giorni, quando alla sua famiglia è stata addebitata una cartella esattoriale con richiesta perentoria di 18.600,89 euro di spese processuali. Il motivo? L’assassina risulta essere nullatenente e quindi non potrebbe coprire i costi legali per il processo. A riportare la storia, resa nota dall’avvocato Angelo Pisani, è La Repubblica.

Il legale, presidente di NoiConsumatori, ha spiegato che l’unica “colpa” attribuibile alla famiglia Sarpa è quella di “essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano”. La donna infatti, che nel 2009 era una 22enne, è conosciuta come “‘a chiattona” ed è la figlia del defunto boss Salvatore detto “‘o niron”. Subito dopo la morte del ragazzo si era pensato che la causa fosse stato un modo esagerato e senza freni di festeggiare la fine dell’anno. Eppure nei giorni seguenti, raccontava il Corriere della Sera, era iniziata la caccia alla donna, conclusa poi nella confessione di Terracciano nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. I colpi di pistola erano stati esplosi contro un presunto rivale ma avevano colpito Nicola, totalmente estraneo alla faida, che si era affacciato al balcone.

E nonostante all’epoca fosse stata condannata nel procedimento penale in via definitiva a 8 anni di reclusione  – che ha scontato –  al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali, quasi 12 anni dopo scarica tutta la responsabilità economica su una famiglia che ha già dovuto affrontare un lutto. “Di questo passo – dice l’avvocato Pisani – le vittime non denunceranno più i propri carnefici nullatenenti”. La colpevole, sottolinea, “è nullatenente e a rispondere in solido ora è la famiglia”. Diffondendo la notizia il legale spera in un intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e in una revisione della normativa anche fiscale che “si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità”, afferma ancora. Inoltre chiede all’Agenzia delle Entrate di cancellare questa cartella “assurda”. Il paradosso si accentua se si pensa che allora alla famiglia era “stato dato anche il gratuito patrocinio per difendersi dalla criminalità” mentre “adesso arriva la pretesa del pagamento”. In questo modo, secondo Pisani, “lo Stato non ha saputo garantire sicurezza e la vita del giovane colpito a morte mentre era sul balcone e ora pretende anche i soldi dalla mamma e fratelli della vittima: una beffa in danno di chi già ha sofferto e non avrà alcun risarcimento”.

Fonte: La Repubblica – Corriere della Sera

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