Sputi e insulti: i fratelli Bianchi non possono uscire dall’isolamento. E vogliono tornare a casa

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Massimiliano Pica, legale di Marco e Gabriele Bianchi, ha chiesto che i suoi assistiti vengano messi in isolamento nel carcere di Rebibbia. I fratelli, i loro famigliari e lo stesso legale sono stati più volte minacciati sui social. Per il pm Sabella: “Indegno di un paese civile”.

 

 

 

Da qui a pochi giorni Massimiliano Pica, l’avvocato di Marco e Gabriele Bianchi, i fratelli accusati di aver pestato a morte Willy Monteiro Duarte, potrebbe decidere di fare ricorso al Tribunale del Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare che ha stabilito l’arresto dei fratelli, che si trovano ora nel penitenziario di Rebibbia. La decisione del legale, informa Fanpage, punterebbe a contestare l’imputazione di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi a carico dei due giovani, e che ha conseguenze penali più gravi rispetto all’iniziale ipotesi dell’accusa, che aveva identificato nel reato tutti gli elementi di un omicidio preterintezionale. Pica, che si è negato a rilasciare altre dichiarazioni alla stampa – “I giornali ne sanno più di me“, ha dichiarato a Fanpage – ha già chiesto il regime di isolamento per i suoi assistiti, perché preoccupato per la loro situazione, in quanto i due fratelli potrebbero subire un’inaudita violenza da parte degli altri carcerati, a causa della attenzione mediatica che hanno generato i fatti di Colleferro.

I tre arrestati – i fratelli di Artena insieme a Mario Pincarelli – sono al momento in celle singole, separati dagli altri detenuti, al fine di evitare possibili episodi violenti e ritorsioni nei loro confronti. E a quanto pare gli accusati non lasceranno l’isolamento neanche quando saranno passati i 14 giorni di isolamento obbligatorio a causa dell’emergenza sanitaria da Covid, informa Dire. “Non vi vogliamo” e sputi al loro passaggio. Così sarebbero stati accolti, a Rebibbia, i presunti assassini di Willy. Il rischio è concreto: su questo si fonda la richiesta dei loro legali di continuare con l’isolamento anche nelle prossime settimane, riferisce Open.

A questo proposito si è espresso Stefano Anastasia, garante delle persone private della libertà della Regione Lazio, che ritiene fondata la richiesta fatta dall’avvocato Pica, e conferma che il clima, per i due accusati di Artena, non è dei migliori in carcere.

Anastasia illustra le tre principali tipologie di detenuti che necessitano di protezione all’interno del carcere: gli autori di reati sessuali o contro i minori, gli appartenenti alle forze dell’ordine e i collaboratori di giustizia. Per queste categorie, che possono rischiare la propria incolumità, esistono le sezioni protette, che però possono essere concesse anche agli autori di quei reati che vengono considerati di particolare impatto mediatico o che hanno suscitato particolari reazioni nell’opinione pubblica. All’appello di Anastasia – che è stato insultato sui social per il solo fatto di aver detto che la richiesta di isolamento è fondata – ha risposto Il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capace, tranquillizzando il garante dei detenuti. Capace ha affermato che a Rebibbia, “come in tutte le carceri italiane”, sono assicurati i diritti di tutti i detenuti – non solo quelli più in vista come i fratelli Bianchi – a cominciare “dalla loro stessa incolumità fisica“. Per chi ricorda la morte di Stefano Cucchi, sono parole a cui è difficile credere.

Per questa ragione la richiesta di Pica di mantenere l’isolamento per gli assistiti ha trovato il parere favorevole non solo di Anastasia ma anche della direzione di Rebibbia, e i due fratelli potranno andare nel cosiddetto “braccio protetto” di Rebibbia, informa il Corriere della Sera. Fra le tante minacce arrivate agli accusati e ai loro famigliari, soprattutto sui social network, c’è stato anche chi augurava ai fratelli di trovare a Rebibbia un trattamento simile a quello da loro riservato a Willy. Alessandro Bianchi, il maggiore dei tre fratelli, ha anche deciso di chiudere il suo locale ad Artena, temendo ritorsioni. Gli stessi legali degli accusati hanno ricevuto minacce sui social, per aver scelto di assistere i quattro accusati del delitto.

Fonte: Fanpage, Dire, il Corriere della Sera, Open

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