Morte di Marco Vannini “La famiglia Ciontoli non rischia più di 14 anni”

0
4

Al termine della terza udienza per l’omicidio di Marco Vannini, l’avvocato Celestino Gnazi spiega la richiesta dei 14 anni per i Ciontoli.

 

Ha preso parola alle 11.44 l’avvocato Celestino Gnazi per le parti civili, durante la terza udienza del processo d’appello bis per l’omicidio di Marco Vannini che si è svolta a Piazzale Clodio. Con Martina presente nel bagno, il colpo d’aria e il resto delle giustificazioni da parte dei Ciontoli decadono, ha spiegato il legale. Le ricostruzioni di quanto accaduto durante la notte, a Ladispoli, sarebbero secondo l’accusa falsate, così come molti sono i punti oscuri ancora da risolvere. Ad esempio, Marco Vannini quella sera aveva guadagnato 100 euro che non si sono mai ritrovati. Ma gli occhi sono puntati su Federico Ciontoli, che secondo l’accusa sarebbe stato quello più sveglio nella casa, colui che ricordandosi del bossolo si è poi preoccupato delle impronte sul bossolo. “Tutti elementi che ricadono sul dolo. Federico dettava legge dicendo cosa gli altri dovessero dire. Nella telefonata fra Alessandro Carlini e Martina c’è il suggeritore, ovvero Federico”, ha detto in Aula Celestino Gnazi. Che, al termine dell’udienza, fuori dal Tribunale, ha ribadito alle nostre telecamere come l’unica cosa importante è il riconoscimento dell’aggravante del dolo, aggravante venuto meno durante la precedente condanna a 5 anni per Antonio Ciontoli.

L’avvocato della famiglia di Marco Vannini aveva del resto già anticipato alle Iene i possibili scenari dopo la sentenza di Cassazione, affermando già tempo fa che Antonio Ciontoli rischiava non più di 14 anni di carcere. In primo grado, infatti, il Ciontoli era stato condannato a 14 anni per omicidio volontario mentre i suoi familiari a 3, con l’accusa di omicidio colposo senza l’aggravante della previsione dell’evento. Nel primo processo di Appello per Antonio Ciontoli, il capo di accusa è poi cambiato in omicidio colposo e la pena è stata ridotta a cinque. “Sotto la pena di 5 anni di reclusione non può andare Antonio Ciontoli. Quindi si partirà da 5 anni a salire anche nell’ipotesi dell’omicidio colposo perché si dovrà valutare se si applicherà o meno l’aggravante si aumenterebbe di un terzo”, spiegava Celestino Gnazi. Nell’ipotesi in cui sarebbe stato riconosciuto l’omicidio volontario, era chiaro che la pena sarebbe stata di 14 anni, come stabilito in primo grado. Oggi, secondo l’accusa, è possibile parlare di omicidio volontario per tutti i componenti della famiglia Ciontoli.

 

Nel suo intervento in Aula, Celestino Gnazi ha poi asserito che il comportamento dei Ciontoli ha ingannato i sanitari, che non hanno potuto salvarlo. Il quadro descritto non corrispondeva con i parametri riscontrati. L’emorragia di Marco, ricorda l’avvocato, è stata in particolare interna, con 6,5 litri versati. E’ quindi ovvio che la fuoriuscita sia stata risibile. Al Pit durante la rianimazione sono stati infusi 2,25 litri di liquidi il totale fa circa 8″, spiega Gnazi. All’esterno ne sono invece fuoriusciti almeno 1,5 litri. Le grida di Marco – peraltro ascoltate dai vicini – erano comunque disumane. La condotta più grave, secondo l’accusa, resta comunque quella di Federico Ciontoli. “Non dire del bossolo che lui stesso ha trovato ai soccorritori equivale a condannare a morte Marco. La probabilità che Marco potesse salvarsi era alta“, sostiene il legale. Si attende ora mercoledì 23 settembre, quando sarà il turno della difesa dei Ciontoli. La sentenza è invece attesa per il 30 settembre.

Chiara Feleppa

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui