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Per Saviano, la morte di Willy è un segno del clima feroce che c’è in Italia, ormai

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:26
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Per lo scrittore campano, i fatti di Colleferro ci dicono qualcosa di estremamente profondo su cui siamo tutti chiamati a riflettere. Parlare di odio razziale e orientamento politico degli aggressori è fuorviante. “Riflessioni superficiali che non possiamo permetterci”. E cita il giornalista Emanuele Macaluso

I fatti di Colleferro, la brutale uccisione del giovane Willy Monteiro, ci raccontano qualcosa di molto più grave e profondo delle semplificazioni che si sono viste in questi giorni e che vogliono ricondurre tutto il problema all’odio razziale o all’orientamento politico. Sono le parole di Roberto Saviano che, sul suo profilo Instagram, prova a riflettere sulle carenze della società in cui viviamo. Bollare gli assassini come ragazzi “di destra, palestrati e violenti, tatuati” è, per lo scrittore, segno del clima “feroce” che regna in Italia, reso feroce da una politica che divide. E non aiuta a centrare il problema che c’è alla base di episodi così. Lo sa bene Saviano, cresciuto in una provincia violenta, dove “ogni sabato sera c’era una rissa”. Dove non c’era molto da fare “oltre a bere e fumare”, e dove il pensiero rivolto al futuro dava luogo alla depressione. Perché nel futuro non si vedeva che il buio. “C’era il cinema, la libreria, il negozio di dischi, prosegue Saviano, ma tutto il resto mancava. E tutto il resto ancora manca”. Per questo non è possibile liquidare la morte di Willy con commenti sull’odio razziale o sull’orientamento politico degli aggressori “e dei loro muscoli”. Sappiamo che “manca qualcosa”. E questo qualcosa, per Saviano, deve essere affrontato con un dibattito serio, un dibattito “davvero politico”, perché “politica è tutto”, e non lo scontro manicheo e basso a cui siamo “assuefatti”.

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COSA CI DICE LA FEROCIA DI COLLEFERRO Ci dice qualcosa di estremamente profondo su cui siamo tutti chiamati a una riflessione. Willy era straniero, no Willy era italiano. I suoi assassini sono di destra, sono palestrati e violenti, sono tatuati. Il clima in Italia è feroce, reso feroce da una politica che divide. Capisco tutti questi commenti, ma sono riflessioni superficiali che non possiamo permetterci. Quando parliamo di odio razziale sappiamo che non è questa la spiegazione per la morte di Willy. Quando parliamo dell'orientamento politico degli aggressori e dei loro muscoli, sappiamo che manca qualcosa. Sono cresciuto in una provincia violenta, dove ogni sabato sera c'era una rissa. Dove non c'era molto da fare oltre a bere e fumare, e dove se pensavi al futuro cedevi alla depressione. C'era il cinema, la libreria, il negozio di dischi… ma tutto il resto mancava. E tutto il resto ancora manca. Ho letto molto su ciò che è accaduto a Colleferro e sono convinto che sbagliamo ad applicare le categorie dello scontro politico a un episodio di violenza che ci mostra qualcosa di infinitamente più grave. Condivido nel link in bio le parole di Emanuele Macaluso, perché ritengo che la nostra riflessione debba partire da qui, da una analisi seria sulla vita sociale in tanti Comuni, e non solo nel Mezzogiorno, in cui mancano centri di aggregazione e dove la famiglia, da sola, non ce la fa, non basta. Non scegliamo dunque scorciatoie da dare in pasto all'opinione pubblica e apriamo piuttosto un dibattito serio, un dibattito davvero politico. Perché politica è tutto. Politica è vita e non lo scontro basso a cui siamo assuefatti. . . #Willy #Colleferro

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Le riflessioni dello scrittore fanno eco alle parole del giornalista ed ex sindacalista Emanuele Macaluso che, sul suo profilo Facebook, si pone, anche se in modo diverso, più o meno la stessa domanda. Il problema non finisce con l’arresto degli assassini. È necessario porsi delle domande che vadano oltre alla soluzione giudiziaria alla facenda. “Qual è la vita sociale in tanti Comuni, e non solo nel Mezzogiorno?”, si chiede Macaluso, che riflette sul ruolo sempre più svuotato della politica e della religione. “I partiti, come centri di aggregazione politica e culturale, prosegue, non ci sono più. Anche la Chiesa non svolge nessuna attività sociale. Si avverte una netta regressione, non solo sociale ma anche civile. La vita politica si svolge nell’incontro-scontro dei vertici, senza il concorso politico e umano di masse popolari”.

COSA CI DICE LA FEROCIA DI COLLEFERROColleferro è un grosso Comune non lontano da Roma, inserito nella Città…

Pubblicato da EM.MA in corsivo su Lunedì 7 settembre 2020

Un livello politico e culturale sempre più “scaduto” che si vede in questi anni e non solo in Italia – ne è consapevole Macaluso – sarebbero, se non le uniche, le principali ragioni degli episodi di violenza gratuita a cui assistiamo tutti i giorni. Il giornalista coglie l’occasione per puntare il dito contro il Partito Democratico che, come partito di sinistra, dovrebbe porsi questi problemi, ma non lo fa. E conclude, richiamando alla necessità di una riflessione politica. “Se qualcuno pensa che queste mie parole esprimono solo nostalgia per un vecchio modo di fare politica si sbaglia. E sbaglia chi su questi gravi fatti, che sembrano di cronaca, non apre una riflessione politica”.  Saviano e Macaluso hanno storie molto diverse, come diverse sono le loro generazioni. Ma sanno che per avere un futuro che non sia buio come quello di tante realtà depresse in Italia, ci vuole ben altro degli atteggiamenti da tifoseria che regnano sui social network, diventati le nuove piazze pubbliche dove politici e cittadini cercano di costruire, senza successo, il proprio futuro.

Fonti: Facebook Emanuele Macaluso, Instagram Roberto Saviano