Colleferro, i fratelli Bianchi dicono che volevano difendere Willy, ucciso di botte

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I fratelli Bianchi, accusati del brutale omicidio di Willy Monteiro, erano ben conosciuti a Colleferro per la loro pericolosità, dicono dei testimoni.

Fratelli Bianchi 8 settembre 2020

Hanno negato qualsiasi responsabilità nell’inqualificabile pestaggio i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, principali indagati per la morte di Willy Monteiro, ragazzo di 21 anni “colpevole” di essersi intromesso in una rissa in Piazza Italia presso Colleferro – in provincia di Roma – per soccorrere un suo amico. Secondo i legali dei due, in custodia cautelare presso il carcere romano di Rebibbia – riferisce Repubblica – nonostante le testimonianze di tanti ragazzi presenti quella notte del 5 settembre che li accusano della violenza, Willy non sarebbe stato pestato da loro ma sarebbe rimasto coinvolto in una rissa tra altre persone: “Siamo intervenuti durante la rissa per fermarla, volevamo fare da pacieri. Non abbiamo toccato quel ragazzo, nemmeno ci siamo accorti che fosse finito a terra durante lo scontro”, hanno detto i due al magistrato che ha sottoposto loro e un presunto complice, Francesco Belleggia – che secondo alcuni testimoni sarebbe stato proprio colui che ha provocato la violenta rissa – ad un lungo interrogatorio. E’ stata posta in stato di fermo ed interrogata anche una quarta persona, Mario Pincarelli, un amico dei tre.

I fratelli Bianchi si dicono dunque innocenti per l’omicidio di Willy: “Siamo distrutti per la morte del ragazzo ma non c’entriamo”, dicono. Eppure, secondo tanti ragazzi che frequentano abitualmente Colleferro e soprattutto a sentire la testimonianza di un ragazzo che era presente la sera dell’omicidio, le cose sarebbero andate diversamente: “Si è scatenata una rissa per un mi piace su Facebook. Sono arrivati Mario e Francesco che hanno colpito con dei pugni una persona. Hanno chiamato i Bianchi che si sono presentati in macchina, sono scesi ed hanno iniziato ad aggredire tutti i presenti senza nemmeno chiudere le portiere del SUV, senza distinzioni”, spiega il testimone in un video senza mostrare il volto: “Willy era lì per caso: ha visto un suo amico aggredito ed ha provato a farlo salire in auto per proteggerlo: lo hanno picchiato senza pietà”. La testimonianza determinante però arriva da Federico Zurma, coetaneo di Willy, proprio l’amico che il ragazzo ha protetto dalla violenza del gruppo cercando di allontanarlo dalla lite: “Ho discusso con uno di loro nella pizzeria Duedipicche e mi hanno seguito fino ai giardini dove sono arrivati gli altri: Willy mi ha fatto scudo col suo corpo, voleva interrompere il litigio. Uno di loro lo ha assalito”, racconta il ragazzo.

In quella zona di Roma, tutti conoscevano i fratelli Bianchi e li temevano per il loro atteggiamento violento perchè bastava un nonnulla a scatenare la loro furia immotivata: “Ho avuto problemi io stesso con loro. Anche dei miei amici. Un altro ragazzo è stato preso a pugni, gli hanno distrutto la faccia”, continua il testimone. Un altro giovane di nome Alessandro conferma questa versione, spiegando che il gruppo di ragazzi non era estraneo ad aggressioni in branco: “Sono due anni che vanno avanti questi episodi, anche un mio amico ne è stato vittima. Era ovvio che sarebbe andata a finire così”, la sua testimonianza.

Così la comunità di Colleferro descrive i fratelli Bianchi, come due picchiatori che utilizzano impropriamente il loro allenamento nelle MMA – una disciplina di combattimento con ideali totalmente opposti alla sopraffazione e alla violenza in strada – per prendersela con chiunque – riporta HuffingtonPost. Anche l’istruttore della palestra dove i due non si allenavano ormai da tempo – addirittura, Gabriele Bianchi aveva lasciato il corso da tre anni – si dice distrutto per l’accaduto, condannando il loro gesto: “Quando ho saputo che c’era stato un pestaggio a Colleferro ho pensato ‘chi è il responsabile di questa infamata?’. Non volevo crederci quando mi hanno detto che erano coinvolti due miei allievi. Qui si insegna il rispetto per l’incolumità del prossimo, non è questo che tramando ai miei atleti”. Il maestro aveva già rimproverato i due imputati tempo prima, quando gli era stato detto che erano rimasti coinvolti in una rissa: “Li ho fronteggiati ed ho imposto loro di cambiare atteggiamento perchè altrimenti sarebbero stati allontanati dal team. Non alleniamo assassini qui dentro, dopo la notizia mi è crollato il mondo addosso”. 

Fonte: La Repubblica, Fanpage, Huffington Post

 

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