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Operaio malato di cancro e in cassa integrazione scrive a Conte: “Voglio lavorare”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:01
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Un operaio – ex Ilva – attualmente in cassa integrazione e malato di cancro ha scritto una lettera al Premier Giuseppe Conte chiedendogli di poter tornare a lavorare.

 

Nelle scorse settimane si è a lungo discusso di sussidi statali e di “furbetti del bonus“, ovvero consiglieri comunali o regionali o, addirittura parlamentari, che nonostante stipendi elevati hanno fatto richiesta – e in alcuni casi anche ottenuto – il beneficio che lo Stato aveva previsto per le partite Iva. E poi c’è chi, invece, pur ricevendo un meritato sussidio statale, preferirebbe tornare al suo lavoro perché lo considera l’unico strumento per guadagnarsi non solo lo stipendio ma pure la dignità. “Non voglio soldi. Ridatemi la dignità del mio lavoro“. Questa – riporta la Repubblica – la lettera che ha pubblicato su Facebook un operaio attualmente in cassa integrazione. L’uomo lavorava per gli stabilimenti dell’Ilva di Taranto. Nella missiva online – indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – lex operaio dello stabilimento siderurgico spiega di essere anche affetto da cancro e di aver già speso – e dover continuare a spendere – molti soldi tra visite e spostamenti per potersi curare. Racconta di avere una forma di neoplasia molto rara e, per questo, di aver accettato di prendere parte ad un percorso ancora in fase sperimentale. Puntualizza inoltre di essere padre di un bimbo di 3 anni e che la sua compagna, per poterlo accudire, ha dovuto abbandonare il lavoro: “Considero il sistema sanitario eccellente ma, pur essendo gratuito, tra spostamenti, visite e prenotazioni ho già speso 23.760 euro. Non le scrivo per chiederle soldi, bensì il mio lavoro che mi riporti la dignità: articolo 1 della Costituzione italiana”.

E continua a crescere il fronte di coloro che non hanno più un lavoro nel nostro Paese. Il tasso di disoccupazione – riferisce Agensir – a luglio ha raggiunto la soglia del 9,7%. Percentuale che sale addirittura al 31,1% se prendiamo in esame soltanto la fascia più giovane della popolazione.

Samanta Airoldi

Fonte: Repubblica, Agensir