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“Per l’Italia sarà un autunno infernale e presto torneremo al voto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:13
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Un autunno infernale, è questa la previsione di Paolo Mieli per il futuro prossimo del nostro Paese. E avanza l’ipotesi di elezioni anticpate.

 

Saranno “anni infernali“, a partire già dal prossimo autunno. E’ questa la previsione, tutt’altro che rosea, del giornalista e storico Paolo Mieli sulla situazione nel nostro Paese. Le sue parole – riportate dall’Huffington Post – s’ inseriscono nel quadro di un ragionamento più ampio, che parte dal presente, con l’imminente riapertura delle scuole, e arriva fino alla prospettiva della prossima legislatura. A partire dal 14 settembre – data prevista per l’inizio del nuovo anno scolastico . Mieli prevede “20 giorni di caos indescrivibile. L’autunno più infernale di sempre”. In effetti le polemiche sulle modalità di ripresa delle attività scolastiche, gli scontri sulla gestione della pandemia, le ipotesi relative ad una possibile seconda ondata, la crisi economica che si farà sentire più forte che mai sono tutti elementi che potrebbero contribuire a surriscaldare un clima già teso.  Mieli, infatti, vede l’Italia di fronte ad un importante bivio, che porta da una parte alla possibilità di arrivare al termine della legislatura in corso – passando anche dall’ elezione del nuovo Presidente della Repubblica – e dall’altra all’ipotesi di caduta del Governo, con le conseguenti elezioni anticipate che si terrebbero in primavera. Eventualità che non sarebbe affatto da scartare secondo lo storico, il quale avverte “parecchi scricchiolii” che fanno aumentare – a suo giudizio – le probabilità di voto anticipato.

Prima di questi due scenari alternativi, però, c’è la certezza delle elezioni regionali e del referendum sul taglio dei parlamentari. Mieli – scrive Globalist – ha le idee chiare: il voto locale, sondaggi alla mano, potrebbe essere fortemente contrario alle forze di Maggioranza, che andrebbero incontro ad un “brutto risveglio“. Il referendum, d’altra parte, è considerato dal giornalista un pasticcio. Non perché ritenga impossibile ridurre il numero dei parlamentari, ma per le modalità con cui lo si sta facendo: “tagliare si può, ma in un contesto di riscrittura e redistribuzione dei poteri dello Stato. Altrimenti è uno sputo sul Parlamento. E dare ragione a chi sostiene che, quando si parla di rappresentanza politica, meno siamo e meglio stiamo. Niente più che uno slogan“. Una contrarietà nel merito, legata all’idea secondo cui una riduzione dei rappresentanti sarebbe possibile attraverso un accurato ripensamento del sistema di pesi e contrappesi previsti dalla costituzione.

Poi l’endorsement per il bipolarismo, con l’esplicito riferimento alla Seconda Repubblica che, pur con “tante variazioni sul tema“, seguiva un tracciato fondamentalmente basato su due grandi coalizioni contrapposte che si contendevano la maggioranza alle urne, mentre la Terza Repubblica “annaspa in uno stagno. E saranno anni infernali, con riforme che non si faranno e maggioranza che non terranno“. Un ritorno al passato che sarebbe reso possibile, secondo Mieli, dalla parabola discendente intrapresa dal Movimento 5 Stelle, giudicato ormai alla fine del proprio percorso politico: “una storia che forse era già finita l’estate scorsa, quando la Lega gli portò via metà dei voti“.

Fonte: Huffington Post, Globalist