“Oggi piangono Roberto Gervaso ma era schifato come un lebbroso” dice Mughini

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Giampiero Mughini commenta chi si espone sulla morte di Roberto Gervaso, scrittore deceduto ieri a seguito di una lunga malattia.

mughini dagospia - Leggilo

Roberto Gervaso è morto. E, come tutti i morti di degna fama , lascia strascichi di commemorazione e anche di ipocrisia. Qualcosa di simile, infatti, accadde con la morte di Fabrizio Frizzi. Ieri, 2 giugno, la morte dello scrittore, giornalista e autore di aforismi è rimbalzata su tutti i notiziari e testate, prima tra tutte l’Ansa. Nato a Roma il 9 luglio 1937, dopo una infanzia passata con la famiglia a Torino, Gervaso si era laureato in lettere e aveva poco dopo iniziato a muovere i passi nel mondo dell’editoria, pubblicando sei volumi della Storia d’Italia. Le biografie storiche erano il suo tallone d’Achille. Una vita e una carriera apparentemente perfetta segnata in realtà dalla depressione, ma anche dall’incontro con tanti personaggi noti e colleghi.

Anche Giampiero Mughini era uno di questi, e ha espresso  cordoglio – a modo suo – in una lettera su Dagospia. “Leggo le (numerose) commemorazioni di Roberto Gervaso, tutte intinte nel brodo della commozione e dell’ammirazione per questo specialissimo personaggio, e allibisco“, scrive il critico. Nessuno, infatti, sembra ricordarsi chi era vent’anni fa. Praticamente, a dire di Mughini, nessuno. I trascorsi umani e professionali tra i due sono stati distanti, e il critico aveva per il secondo nient’altro che simpatia. “Me ne strafottevo altamente che lui fosse stato iscritto alla P2, per la carriera si fa questo e altro”, prosegue. La P2 altro non è che la “Propaganda due”, una loggia massonica aderente al Grande Oriente d’Italia.

“Vent’anni fa Roberto era schivato come fosse un lebbroso”, sostiene Mughini, e proprio allora alcuni giornalisti “politicamente corretti” divorarono alcuni giornalisti rivali, stroncando i destini professionali di alcuni galantuomini tra cui Roberto Ciuni e l’ex direttore del Corsera Franco Di Bella. “Gente su cui venne tatuata l’ombra dello spregio, del rifiuto umano e professionale. Roberto uno di questi”, dice Mughini.  Tuttavia, i rapporti tra i due non sarebbero stati condizionati dal contesto e dai giudizi altrui, e proseguirono. “Dissi che avevo stima e simpatia umana per Roberto. Non so quanti altri lo avrebbero fatto in quel momento”, prosegue. Vent’anni fa. Oggi, invece, c’è commemorazione pubblica, che secondo Mughini sarebbe falsa e ipocrita. Vero, invece, il dolore dei familiari, tra cui sua figlia Veronica, che su Twitter ha dato notizia della perdita del papà.

Fonte: Ansa, Dagospia

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