Il “Coronavirus non esiste più”, dice Zangrillo. Ma nessuno degli esperti può dargli torto

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Le frasi pronunciate da Alberto Zangrillo circa la morte clinica del Coronavirus, hanno suscitato un polverone. Tanti gli esperti che non hanno apprezzato le circostanze in cui la tesi è stata riferita, così come pure la mancata cautela che potrebbe portare a comportamenti irresponsabili. Eppure, nessuno può dargli torto; almeno non fino in fondo. 

comitato coronavirus zangrillo - Leggilo

La tesi del primario del San Raffaele Alberto Zangrillo ha suscitato polemiche da ogni parte. “Il Coronavirus non esiste più dal punto di vista clinico”, ha detto il medico, ma secondo altri bisognerebbe andarci cauti con le dichiarazioni ad affetto. “Questa è una situazione talmente drammatica, le dichiarazioni ad effetto andrebbero evitate perché non sappiamo che effetti potrebbero avere”, ha affermato Luca Richeldi, componente del Comitato tecnico scientifico della Protezione civile e ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenendo a 24 Mattino su Radio 24. In realtà, quanto sostenuto dal professor Zangrillo è un dato di fatto, che si evince dal numero dei decessi, dai ricoveri, dalla gravità dei casi clinici sempre più lieve. Le misure di distanziamento sociale, così drastiche e prolungate, hanno in effetti debellato il virus. “Ma dire che il virus non esiste più è rischioso“, ha proseguito Richeldi, accusando il collega di non aver pesato le parole con giusta coscienza di causa.

Sicuramente, riporta Adnkronos, si evince una coincidenza temporale tra le misure di lockdown e la riduzione del numero dei casi, da imputare alla riduzione della circolazione del virus grazie alle misure di lockdown. La riduzione della carica virale, insomma, sarebbe un effetto delle misure di contenimento, a seguito delle quali si è ridotta la carica infettante e si sono ridotte le forme cliniche. “Il problema è che le circolazioni virali sono dinamiche, cioè crescono o diminuiscono in relazione a svariate situazioni ambientali”, ha proseguito Richeldi.

“Sconcerto e sorpresa”, dice Locatelli

“Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo”, ha detto invece Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico, riporta Fanpage. Guardando al numero di nuovi casi di positività che vengono confermati ogni giorno, si dimostra infatti come la circolazione in Italia del virus persiste. Inoltre, l’aver incrementato di molto i posti di terapia intensiva è un merito enorme del sistema sanitario nazionale, poiché ha permesso di offrire una risposta clinica a tanti malati che altrimenti non avrebbero potuto essere adeguatamente curati. Il virus, insomma, anche se meno e con meno forza, circola. A sostenerlo anche il direttore dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, che ha accusato Zangrillo di disorientare i cittadini con le sue affermazioni. “Il virus non è scomparso”, ha detto il medico a Il Giornale. Tuttavia, Zangrillo non avrebbe tutti i torti. “Non ci sono dubbi sul fatto che i reparti di terapia intensiva non siano più intasati. L’epidemia è in una fase di recessione”, ha proseguito. La situazione allo Spallanzani indica che i dati sui contagi sono in continua discesa; in terapia intensiva ci sono pochi ricoverati con tamponi positivi; restano da capire i casi sospetti, cioè pazienti con polmoniti che hanno un quadro clinico compatibile con il Covid ma che poi risultano negativi al tampone. “Ma effettivamente i positivi al Covid sono pochissimi”, ha proseguito Francesco Vaia. 

Ciò che è certo è che da esperti, virologi ed epidemiologi arrivano pareri contrastanti. Si è ancora in una fase empirica di conoscenza del virus; andranno approfonditi gli studi e verificata l’efficacia dei trattamenti. Ma su un punto il direttore è convinto: il virus non scompare, e dobbiamo imparare a conviverci, evitando comportamenti a rischio. Proprio per questo, la scienza e i medici devono avere una voce unica per non creare confusione. Persistono comunque assembramenti, persone che non rispettano la distanza di sicurezza e non indossano le mascherine. Il rischio di una seconda ondata dell’epidemia in autunno è probabile, in quanto in quel periodo tornano le patologie influenzali e le malattie respiratorie possono complicarsi. Proprio per questo, vanno messe in campo azioni di prevenzione di sanità pubblica: “con l’identificazione immediata dei contagiati saremo in grado di tenere sotto controllo un’eventuale ritorno del virus”, ha concluso.

“Zangrillo ha ragione”, dice Sileri

Il viceministro della Salute Pier Paolo Sileri, invece, sta dalla parte di Zangrillo. “Non affidiamoci soltanto ai numeri, i malati non arrivano più nelle terapie intensive, consideriamo anche questo e diamo ottimismo. Il dottore Zangrillo ha ragione, voleva dire esattamente questo”, ha riferito intervistato all’HuffPost. Zangrillo, affermando che clinicamente il Covid non esiste più, si riferiva alla sua attività di primario e alla situazione in terapia intensiva. L’utilizzo di mascherine, il rispetto della distanza di sicurezza e il lavaggio delle mani sono i tre principali fattori che impediscono il contagio e fanno in modo che il Coronavirus non circoli in maniera forte. E se la prima ondata è stata una tsunami, la seconda ondata potrà essere una mareggiata. “Dipende da come continueremo a seguire le regole”, prosegue Sileri. Anche guardando alla Lombardia, comunque, il numero dei decessi è in calo; i casi gravi sono minori; gli ospedali sono meno pieni.C’è l’evidenza dei numeri e c’è l’evidenza clinica, in ospedale i malati non arrivano”, ha concluso.

Fonte: HuffPost, Il Giornale, Fanpage, Radio24, Adnkronos

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