Se stava bene perchè abbiamo pagato un riscatto per Silvia Romano? Si domanda Feltri

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Il giornalista ha parlato dell’operazione, a suo dire ricca ancora di troppe ombre, che ha portato alla liberazione della giovane cooperante milanese. Intanto sul riscatto si accende anche l’attenzione dei Paesi UE. 

Vittorio Feltri su Silvia Romano - Leggilo.org

Il caso Silvia Romano è l’argomento, chiaramente, principale dei media e della politica nostrana. Sulla liberazione della giovane cooperante, rapita il 20 novembre 2018 dal villaggio di Chakama ad 8o km da Malindi dal gruppo jihadista somalo Al-Shabaab e liberata lo scorso 9 maggio, sta indagando la Procura di Milano, ma un fascicolo è aperto anche a Roma. Proprio della liberazione, organizzata dall’intelligence italiana, con l’aiuto dei servizi segreti turchi e somali, ha parlato il giornalista Vittorio Feltri, in un editoriale pubblicato su Libero. Per il giornalista ci sono ancora troppi punti oscuri nella vicenda a cominciare dal prezzo del riscatto: tra smentite del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e indiscrezioni della stampa, si è ipotizzato che la cifra si avvicini ai 4 milioni di euro, secondo altri invece 1,5 milioni. Feltri ipotizza addirittura che la cifra sia di 40 milioni di euro, ma non sembra una richiesta realistica, dal momento che il gruppo somalo aveva chiesto inizialmente 100 milioni per tutto il gruppo di ostaggi.

Scrive Feltri: “Se tutto il presente racconto è veritiero – nessuna violenza e trattamento benevole, conversione all’Islam – per quale motivo lo Stato si è mobilitato allo scopo di agevolare il rimpatrio di una tizia che era a suo agio in compagnia dei terroristi intenti a sfruttarla per incassare denaro nostro?” Continua il giornalista bergamasco: “Mi auguro che Silvia abbia parlato a vanvera e smentisca, ritrovando se stessa, ciò che in un attimo di follia ha dichiarato Se non sarà così, Conte e la sua corte dei miracoli dovranno spiegarci che razza di operazione hanno finanziato coi nostri quattrini”. Su Twitter Feltri ha poi rincarato la dose, mettendo un dubbio la legalità dell’operazione avallata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha la delega ai servizi segreti: “I beni dei familiari delle vittime di sequestro sono bloccati per effetto della legge. Quindi lo Stato ha violato una norma da esso stesso approvata, pagando un riscatto che i privati cittadini non possono pagare”.

Sul riscatto, che ha acceso il dibattito politico e non Italia, è intervenuta pesantemente anche l’Unione Europea. Le parole di Ali Dehere, portavoce del gruppo jihadista somalo Al-Shabaab, stanno facendo preoccupare i leader UE. I soldi del riscatto verranno usati per comprare armi, ha raccontato l’uomo: un campanello d’allarme per tutte le intelligence europee; inoltre, ha continuato Dehere, quei soldi verranno usati sul territorio: scuole, cibo e medicine. Parole che possono rivelare il salto di qualità che il gruppo somalo vuole effettuare: da sparuto satellite di Al-Qaeda a motore trainante di una guerra in nome della jihad. Tutto questo è stato legittimato dalla trattativa portata avanti dall’Italia. Non solo: a preoccupare l’Europa c’è l’instabilità della Somalia, dilaniata dalla guerra civile, che potrebbe permettere ad Al-Shabaab di imporsi sul territorio e sottrarlo allo Stato somalo, qualcosa di molto simile a quello che avvenne in Siria, l’indomani della guerra civile, con l’Isis nel 2012.

Come spiega Il Giornale, il Rappresentante Ue per gli Affari Esteri, Josep Borrell, ha lasciato trapelare il suo malcontento: “Il riscatto pagato? Sicuramente deve essere un problema, ma francamente non abbiamo ulteriori informazioni”. L’allarme, che è arrivato chiaramente anche a Roma, ha messo sulla difensiva il Governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ha cercato di smorzare, con un tentativo un pò goffo, la polemica, ospite negli studi di “Fuori dal Coro” su Rete 4. Ha spiegato il Capo della Farnesina: “A me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo”. E ancora: “Legittimo farsi delle domande, ma la prima domanda che mi faccio io è: perchè se un terrorista che viene intervistato e dice una cosa, la sua parola vale più dello Stato italiano?”.

 

Fonte: Libero, Il Giornale, Account Ufficiale Vittorio Feltri

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