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Silvia Romano, il portavoce di Al Shabaab: “Il riscatto serve per le armi e il Corano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:07
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Ali Dehere, portavoce del gruppo terrorista Al Shabaab, conferma la versione di Silvia Romano. La ragazza, poi convertitasi all’Islam, era infatti un bene prezioso da proteggere. Il suo riscatto, 4 milioni di euro, finanzierà lo stato Islamico. 

al shabab silvia romano - Leggilo

I soldi del riscatto pagati dallo Stato italiano per liberare Silvia Romano serviranno per finanziare la jihad, in particolare per acquistare armi. Lo ha detto Ali Dehere, portavoce del gruppo terrorista Al Shabaab – responsabile di decine di spaventosi attentati – intercettato da Repubblica grazie alla mediazione di un politico di Mogadiscio. Ad oggi, l’organizzazione terroristica controlla l’8O% del Paese – pur avendo contro l’aviazione americana e 20mila uomini dell’Amison, la Missione dell’Unione africana in Somalia – e si sposta per l’intera nazione nei territori da essa controllati. Non a caso, in questi mesi, Al Shabaab ha cambiato diversi nascondigli: “Siamo in guerra e i droni americani e l’artiglieria pesante keniana bombardano le nostre postazioni militari, i nostri i villaggi, le nostre città, provocando un gran numero di vittime civili”, spiega Ali Dehere.  Ma Silvia, come ogni ostaggio per i terroristi, era un bene prezioso da proteggere in quanto preziosa merce di scambio: per cui, al minimo rischio che la zona dove la tenevano nascosta era diventata un possibile bersaglio per i nostri nemici, sceglievano un altro nascondiglio.

Silvia Romano, conferma il portavoce, non ha subito maltrattamenti: “Perché mai? E poi è una donna, e noi di Al Shabaab nutriamo un grande rispetto per le donne. Abbiamo fatto di tutto per non farla soffrire, anche perché Silvia Romano era un ostaggio, non una prigioniera di guerra”. I prigionieri di guerra – si legge anche nel report su Difesa.it, quando vengono rapiti, vengono infatti torturati per estorcere tutte le informazioni possibili sulle postazioni strategiche o sulla struttura di comando del nostro gruppo. Ma, comunque, i soldati sono addestrati anche a soffrire, perciò molti muoiono sotto tortura senza rivelare nulla. I soldi pagati per liberare Silvia, ora Aisha, “serviranno ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad, la nostra guerra santa”, dice Ali Dehere. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare le scuole, a comprare il cibo e le medicine, a formare i poliziotti che mantengono l’ordine e fanno rispettare le leggi del Corano.

A partecipare al rapimento sarebbero state decine di persone: il rapimento della cooperante italiana sarebbe stato organizzato da una struttura in seno ad Al Shabaab che si occupa di trovare soldi per far funzionare l’organizzazione, la quale poi li ridistribuisce al popolo somalo. È infatti questa struttura che gestisce le diverse fonti d’introiti e che si occupa anche dei proventi del contrabbando al confine con il Kenya o quelli delle rapine de mette a segno l’organizzazione. Quanto alla conversione della cooperante, questa sarebbe avvenuta senza restrizioni: “Ha sicuramente visto con i suoi occhi un mondo migliore di quello che conosceva in precedenza”, dice il terrorista a cui non risulta che la ragazza sia stata sempre segregata. “Da quanto mi risulta Silvia Romano ha scelto l’Islam perché ha capito il valore della nostra religione dopo aver letto il Corano e pregato”, prosegue il racconto. Di fatto, con questo rapimento, Al Shabaab ha raggiunto un duplice obiettivo: oltre ad avere intascato diversi milioni di dollari, ha guadagnato un forte ritorno di immagine in quanto l’ostaggio è stata trattata bene e non ci sono stati spargimenti di sangue.

Fonte: Difesa.it, Repubblica

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