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Lombardia, più morti della Seconda Guerra Mondiale. Fate attenzione all’acqua, dicono dalla Francia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:26
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In Italia sembra ormai vicina la ripresa delle attività ma le regioni sembrano voler agire in modo eterogeneo. 

L’Italia è stato il primo paese in Europa a essere colpito dal Covid-19, mostrandosi purtroppo impreparata all’attacco. Ad accusare maggiormente il colpo è stata la Lombardia e in generale il Nord-Italia, da subito diventato focolaio del paese e che, ad oggi, fatica ancora a uscire dallo stato di emergenza.

In Lombardia, infatti, si sono verificati ben cinque volte i morti civili della seconda guerra mondiale, è la dichiarazione, riportata dal Corriere,  di Domenico Arcuri, commissario all’emergenza:  “Tra l’11 giugno 1940 e il primo maggio 1945 – dice – a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2 mila civili, in 5 anni; in due mesi in Lombardia per il Coronavirus sono morte 11.851 civili, 5 volte di più“.

Si evince chiaramente, da queste parole, che il paese non potrà ripartire senza la salute dei suoi cittadini, e per questo il Commissario  invita ad agire con cautela e prudenza. “E’ clamorosamente sbagliato comunicare un conflitto tra salute e ripresa economica. Senza salute, la ripresa durerebbe un battito di ciglia, bisogna tenere insieme questi due aspetti.” Arcuri si esprime anche sulla questione mascherine, che per lungo tempo hanno scarseggiato nel paese con un costo più che dispendioso. “Nell’ultima settimana ne abbiamo consegnate 25 milioni e mezzo, una media 3,6 al giorno. Al momento le regioni hanno 39,1 milioni di stock nei loro magazzini. Da inizio emergenza ne abbiamo consegnate 109 milioni”.

Già, c’è il problema del contagio per via aerea da cui la mascherina potrebbe preservarci, anche se il rischio zero, alle condizioni attuali, è ancora lontano da venire. Una precauzione ulteriore, piuttosto, riguarda l’acqua. La notizia viene da Parigi, e a riportarla è La Stampa. Tracce minime del virus sono state ricontate nell’acqua. Non l’acqua ad uso domestico, anche perché dall’inizio dell’epidemia è aumentato il suo contenuto in cloro, ma in quella delle fontane e in quella usata per lavare le strade. Dall’inizio dell’epidemia, infatti, i parigini – sia perché privilegiano le bottiglie di acqua minerale, sia perché si lavano le mani spesso con gel disinfettante – consumano meno acqua potabile. Il rischio che il minore afflusso comporti depositi dannosi è all’origine della decisione di aumentare il contenuto di cloro nell’acqua domestica.

L’acqua potabile a Parigi scorre fino ai rubinetti delle case attraverso una rete idrica separata in tutto da quella dell’acqua usata per parchi e giardini, per alimentare le fontane e per lavare le strade. In questi luoghi i riscontri positivi si sono avuti soltanto in 4 punti di prelievo su 27, quindi il rischio, allo stato attuale, è meno che minimo. La segnalazione è partita dal Comune della città che ha deciso in via precauzionale, di usare l’acqua potabile per lavare le strade per evitare che un’ipotetica gocciolina dell’acqua contaminata rimanga in aria e finisca per essere respirata di qualche passante.

Simona Contaldi

Fonte: Il Corriere della Sera, La Stampa

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