“Hanno ucciso mio figlia” ma lui vendeva droga. Arrestato il padre di Desirée Mariottini

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Arrestato con l’accusa di spaccio di droga Gianluca Zuncheddu, il padre di Desiree Mariottini, la sedicenne drogata, violentata e uccisa a Roma nel 2018.

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Un ampio giro di spaccio di droga, estorsioni nei confronti di tossicodipendenti morosi e anche un attentato nei confronti del maresciallo dei carabinieri che con le sue indagini ostacolava gli affari. Questo il quadro in cui si sono mossi gli investigatori nell’inchiesta denominata “Buffalo”, l’ennesima sul sempre fiorente mercato delle sostanze stupefacenti a Cisterna di Latina. E questa mattina ben 8 persone sono finite in manette. Tra gli arrestati figura  – riferisce Adnkronos –  Gianluca Zuncheddu, il padre di Desireé Mariottini, la sedicenne che nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 2018 fu drogata, violentata e uccisa a Roma, in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo. Per quel terribile omicidio quattro stranieri, che vivevano nel fatiscente edificio di via dei Lucani, sono attualmente imputati davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Roma.

I rapporti tra Zunccheddu la madre di Desirée – puntualizza la Repubblica – da tempo non erano buoni. L’uomo – secondo sue stesse dichiarazioni – aveva cercato più volte di far uscire la figlia da certi “giri”. Ma per lui era scattato  il divieto di avvicinamento alla figlia e all’ex moglie. Cosa che all’epoca era parsa strana a molti. Dopo la tremenda uccisione della figlia adolescente a San Lorenzo. l’uomo non si dava pace. Ora, dall’inchiesta “Buffalo”, emerge  che proprio Gianluca Zuncheddu  sarebbe uno dei protagonisti di certi “giri”. Il 39enne era già noto alle forze dell’ordine. Infatti già nel 2012 era stato ritenuto al vertice di un gruppo che aveva trasformato il suo quartiere, San Valentino, a Cisterna, in una sorta di Scampia. Addirittura erano state allestite  vedette pronte a dare l’allarme agli spacciatori alla vista delle auto dei carabinieri.

I militari dell’Arma hanno iniziato a indagare nel mese di febbraio 2018, otto mesi prima della morte di Desireé. Le indagini erano scattate dopo aver ricevuto una richiesta di aiuto da un giovane di Cisterna. Il giovane fu aggredito per essere costretto  a pagare un debito di droga contratto da un suo cugino. Gli investigatori si sono imbattuti in un’attività ampia di spaccio di cocaina, marijuana e hashish. La droga veniva consegnata a clienti selezionati, che prendevano con gli spacciatori appuntamenti telefonici e che si incontravano con loro in zone sempre diverse, per cercare di sviare eventuali indagini. Un mercato che avrebbe avuto come organizzatore proprio Zuncheddu, impegnato nei rifornimenti di sostanze stupefacenti per i pusher. Il 30 giugno 2018 sono stati quindi arrestati in flagranza di reato tre spacciatori, trovati con circa due etti di marijuana. Uno di loro è Luca Di Noia e un altro è suo padre Carmine, fratello di Antonio. Proprio Antonio Di Noia, insieme all’ex cognato Vincenzo Avagliano, sarebbero i responsabili di una serie di intimidazioni nei confronti degli investigatori.

Prima i due, procuratasi una Smart bianca rubata grazie a Stefano Speranza, avrebbero fatto una serie di sopralluoghi per individuare le auto private dei carabinieri impegnati nelle indagini e poi, il 19 maggio 2018, sarebbero stati sempre loro a sparare quattro colpi di pistola contro l’auto del maresciallo che dirigeva le stesse indagini. Nell’ambito dell’inchiesta sono emersi infine elementi che fanno ipotizzare agli inquirenti la programmazione da parte del gruppo criminale di altri gesti intimidatori nei confronti degli investigatori della locale stazione e anche verso i familiari di quest’ultimi. Raccolte prove anche su una serie di aggressioni e minacce di morte subite dalla compagna del 24enne Simone Amabile. Per arrivare all’alba di oggi, quando i carabinieri della stazione di Latina e del reparto territoriale di Aprilia hanno eseguito otto misure cautelari disposte dal gip di Latina, con accuse che vanno dalla tentata estorsione alle lesioni aggravate, dallo spaccio di droga al porto abusivo di armi da fuoco, dal danneggiamento aggravato alla ricettazione, fino ai maltrattamenti in famiglia.In carcere ora sono  finiti Gianluca Zuncheddu, Antonio Di Noia, Vincenzo Avagliano, Stefano Speranza e Franco Iacomussi. Mentre  Luca Di Noia, Simone Amabile e Sandro Amabile, fratello di Simone sono stati messi ai domiciliari. Sono tutti di Cisterna di Latina, tranne Speranza, l’unico apriliano del gruppo.

Fonte: Adnkronos, Repubblica

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