Coronavirus, 546 morti in un giorno: a Bergamo l’Esercito continua a portare via le bare

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Si è ripetuta la scena che pochi giorni fa ha sconvolto l’Italia: una lunga fila di camion dell’Esercito, usati per trasportare le bare nei forni crematori di altre città. La Lombardia segna oggi dati pesantissimi.

Coronavirus, il ritorno dell'Esercito a Bergamo per il ritiro delle bare - Leggilo.org

Solo in Lombardia 546 morti in 24 ore. Mai così tanti dall’inizio dell’emergenza coronavirus. È il drammatico bilancio comunicato dall’assessore regionale al welfare Bruno Gallera. “I pazienti positivi sono 25.515, 3.251 in più rispetto a ieri, i ricoverati sono 8.258, con un aumento di 523, a cui vanno aggiunte 1.093 persone ricoverate in terapia intensiva, con spazi sempre meno capienti, mentre i decessi sono 3.095, 546 in più”, ha detto

Gallera ha aggiunto che “tutti gli esperti ci avevano detto che i giorni più duri sarebbero stati sabato e domenica il 13/o e il 14/o giorno dall’introduzione dell’effettiva misura di contenimento e, ahimè, gli esperti avevano ragione, dato che i dati sono tutti in forte crescita”.

La città metropolitana di Bergamo sta vivendo i suoi giorni più drammatici. Nella sola giornata di ieri ci sono stati 48 decessi. L’Ospedale Giovanni XXIII, il più grande della città, nonostante abbia riorganizzato i reparti e creato una delle più grandi strutture per terapia intensiva d’Europa, ha esaurito tutti i posti letto. Tantissimi i medici e gli infermieri infetti, tanti quelli che sono caduti combattendo contro l’epidemia. Una situazione straziante, da scenario di guerra. Il Sindaco Giorgio Gori ha chiesto misure molto più restrittive al Governo del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma sono in molti a puntare il dito contro la mancata zona rossa, come causa principale del dilagare del contagio, tra i Comuni più colpiti della provincia, Alzano e Nembro, un provvedimento che venne richiesto a gran voce dalle istituzioni locali quasi 2 settimane fa. Come riporta Repubblica, stamane si è ripetuta l’angosciante e drammatica scena delle file dei camion dell’Esercito dinanzi al Cimitero Monumentale di Bergamo. Il forno crematorio della città, che lavora 24 ore su 24, non riesce ad accogliere tutte le salme. I camion, come mercoledì scorso, verranno usati per portare i feretri in altre città, questa volta a Ferrara, a Copparo e a Serravalle Scrivia, e riporteranno le ceneri tra 3 o 4 settimane. Una scena da guerra ai cui i bergamaschi hanno già assistito e che, purtroppo, dovranno forse assistere ancora, dal momento che non accenna a diminuire la curva del contagio e il Cimitero, così come le Chiese utilizzate come camere mortuarie, si riempiono ogni giorno di nuove bare. Per tutte queste salme, come anche per quelle che l’hanno precedute, non ci sarà rito funebre. Una situazione ancor più tragica, con i parenti dei defunti che non possono dare il loro ultimo saluto ai propri cari.

Di questo argomento ha parlato Monsignor Beschi, sacerdote di Bergamo, che in un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, raccontando del dramma di queste settimane: “Noi diciamo messa, è una forza morale condivisa: tv, radio, social. A me pare un pane necessario a tutti noi, anche ai non credenti”. Continua Beschi: “Si allunga l’ombra della morte. Ci sarà una funzione per tutti i defunti. Tra le tante vittime anche 15 preti”. Il Monsignor condivide l’idea che, l’alto tasso di mortalità della bergamasca, rispetto al resto d’Italia, sia da riscontrare nei mancati provvedimenti che avrebbero dovuto creare una zona rossa, quella che ha permesso, ad esempio, alla vicina provincia lodigiana di vedere dopo 2 settimane un drastico calo di contagi. Quel che ancora peggio, teoria condivisa anche dal Sindaco Gori, è che molti decessi sfuggono ormai al conteggio: si tratta di persone decedute in casa, o di anziani nelle case di riposo, che non vengono annoverate come morti da Covid-19 perchè non è stato possibile fare loro il test.  Continua il sacerdote: “Abbiamo organizzato grazie ai social letture della bibbia. Abbiamo accolto malati in quarantena che non possono rientrare nelle case. In seminario ci sono cinquanta stanze per medici e infermieri che vengono da fuori”. E conclude: “Ho invitato i familiari a benedire i propri genitori e i propri nonni morenti, nelle case. Un battezzato può benedire. Fatevi voi stessi fatevi portatori di un segno, di una benedizione, di una piccola preghiera”.

 

Fonte: Repubblica, Il Corriere della Sera

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