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Claudio, 47 giorni di terapia intensiva per salvarsi dal Coronavirus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:26
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Claudio Pau 7 anni fa, in seguito ad un incidente, è stato in terapia intensiva per 47 giorni. Racconta la sua tremenda esperienza e raccomanda a tutti di restare a casa per evitare ad altri ciò che lui ha dovuto vivere.

Terapia intensiva - Leggilo.org

Insieme al numero di persone contagiate dal Coronavirus, crescono i pazienti che, purtroppo, necessitano di terapie intensive. E i posti iniziano a scarseggiare mettendo a rischio la vita di migliaia di individui. Quando sentiamo parlare di “terapia intensiva” pensiamo sia qualcosa di estremo, qualcosa che riguarda soltanto le persone anziane. Ma non è così. Claudio Pau, un ragazzo della provincia di Benevento ha solo 30 anni. E in terapia intensiva ci finì 7 anni, poco più che 20enne. Non per il Covid 19 ma in seguito ad un incidente. Ricorda perfettamente quei 47 giorni che per lui sono stati lunghi come l’eternità. E ha deciso di raccontare la sua terribile storia a Fanpage per invitare tutti gli italiani a stare a casa, a non mettere a rischio la vita propria e altrui, a non fare vivere ad altre persone ciò che lui ha dovuto vivere. “La terapia intensiva psicologicamente ti ammazza. Avevo allucinazioni. Avevo bisogno dei medici e degli infermieri per fare la cosa più naturale del mondo: respirare. Il mio unico compagno era un orologio che era, al tempo stesso, il mio amico ma anche il mio incubo perché il tempo non passava mai”. 

Claudio Pau, pur così giovane, ha sviluppato la saggezza tipica di chi ha visto la morte ad un millimetro da sé. E afferma che la vita non va data per scontata ma vissuta minuto per minuto perché tutto può cambiare in un attimo. Esorta tutti a restare a casa. Restare a casa non deve essere ritenuto un consiglio ma deve essere ritenuto un obbligo morale perché con i nostri atteggiamenti irresponsabili potremmo condannare alla terapia intensiva o, peggio, alla morte i nostri amici, familiari, conoscenti. “Fare stare a casa anche una sola persona, in un momento come questo, può significare salvare altre centinaia di vite”.

In effetti le possibilità di contagio del Coronavirus – riportava il Corriere della Sera   sono di 1 a 2,5. In pratica ogni soggetto infettato può, a sua volta, infettare altre 2,5 persone.

E, come ci dimostrano i fatti più recenti, anche l’età dei pazienti che non ce la fanno sta scendendo. Qualche giorno fa è morto a Turi, in provincia di Bari, un ragazzo di soli 38 anni. Si chiamava Maurizio Pinto, era da anni sulla sedia a rotelle ed era sottoposto a dialisi settimanalmente. Mentre a Brescia è deceduto un altro 38enne, Stefano Amighetti. Anche lui, in passato, aveva già avuto disturbi respiratori.

Fonte: Fanpage, Corriere della Sera, Brescia Today

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