Home Casi Caso Vannini, la Cassazione riapre il processo

Caso Vannini, la Cassazione riapre il processo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:07
CONDIVIDI

Il Pg della Cassazione, Elisabetta Ceniccola,  ha chiesto ed ottenuto di annullare la precedente sentenza sulla morte di Marco Vannini e riaprire il processo con l’accusa di omicidio volontario. 

Marco Vannini, Cassazione - Leggilo.Org

 

Finalmente un po’ di rispetto per mio figlio“. La madre di Marco Vannini, nell’aula della Prima sezione penale della Cassazione gremita di pubblico, ha ottenuto quello che chiedeva. Ci sarà un appello bis per l’omicidio di Marco Vannini ucciso a maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli, sul litorale romano. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione disponendo un nuovo processo d’appello Antonio Ciontoli e tutta la sua famiglia.

La morte del giovanissimo Marco Vannini resta, sotto molti aspetti, ancora un mistero. Il ragazzo, la sera in cui ha perso la vita, il 18 maggio 2015, si trovava a casa della fidanzata, come spesso accadeva. Un colpo di arma da fuoco partito dal fucile del suocero dentro il bagno dove si trovava Vannini. I soccorsi chiamati una prima volta. Poi la telefonata fu riagganciata. Poi una seconda chiamata, i soccorsi, l’ospedale. Ma ormai per il ragazzo era troppo tardi e non ce l’ha fatta. Secondo le testimonianze del suocero, Antonio Ciontoli, si trattò di un incidente. A suo dire Marco Vannini, fidanzato di sua figlia, era come un figlio per lui e per la moglie. Mai gli avrebbero fatto del male. La prima sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma ha ridotto la pena di Ciontoli da 14 a 5 anni. Secondo i giudici non si trattò, infatti, di omicidio volontario ma di omicidio colposo. Gli altri familiari presenti quella sera, tra cui la fidanzata di Marco Vannini, furono condannati a scontare 3 anni. Ma ora tutto potrebbe essere rimesso in discussione. Come riporta TgCom24, il Pg della Cassazione, Elisabetta Ceniccola, ha chiesto ed ottenuto l’annullamento della sentenza e la riapertura di un nuovo processo per omicidio volontario. Infatti secondo la Dottoressa Ceniccola, Marco Vannini non morì a causa del colpo d’arma da fuoco ma per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi. Dunque, anche qualora Antonio Ciontoli non avesse sparato intenzionalmente, la sua colpa è comunque quella di non aver chiamato in tempo i soccorsi provocando, così, la morte del fidanzato della figlia. E il Pg della Cassazione – riferisce AgenPress – ha chiesto che vengano annullate anche le condanne a 3 anni per i familiari di Antonio Ciontoli e di rivalutare tutti con maggiore severità. Queste sono state le parole della Dottoressa Elisabetta Ceniccola: “Antonio Ciontoli ha ottenuto la complicità dei suoi familiari per coprire il suo gesto. Ma erano tutti perfettamente in grado di comprendere che un proiettile dentro il corpo del ragazzo avrebbe causato la sua morte. E’ stata una vicenda disumana, gravissima e disumana”.

Durissime anche le parole dei professore Franco Coppi, difensore della famiglia Vannini: “Il Ciontoli ha seguito passo per passo l’agonia di Marco Vannini, pensando solo a salvare il suo posto di lavoro. La morte del ragazzo avrebbe portato via l’unico testimone di quello che è successo nell’abitazione di Ladispoli“.Il egale di parte civile dei familiari di Marco, aveva chiesto la riapertura del processo e condanne più severe per Antonio Ciontoli, sua moglie e i due figli. Coppi ha ricordato che Vannini “è stato colpito da un’arma micidiale, lo sparo gli ha trapassato cuore e polmone, e una costola, e si è fermato sotto i muscoli del petto. Il cuore di Marco ha continuato a pompare sangue fino alla fine, si sarebbe salvato se lo avessero soccorso, come ha riconosciuto con onestà lo stesso consulente della difesa” scrive l’Ansa.

 

Fonte: TgCom24, AgenPress