Home Cronaca Corso Francia, l’amico di Pietro Genovese: “Ero in quella macchina, impossibile evitarle”

Corso Francia, l’amico di Pietro Genovese: “Ero in quella macchina, impossibile evitarle”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:00
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Davide, 20enne e migliore amico di Pietro Genovese, ha dato la sua testimonianza sul caso di Corso Francia.

Corso Francia, l'amico di Genovese è sicuro: "Impossibile evitare le ragazze" - Leggilo.org

Inizia a delinearsi il quadro della tragedia di Roma che ha tolto la vita alle giovanissime Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann, investite da Pietro Genovese. Il giovane, figlio del noto regista Paolo, è stato posto in stato di fermo dopo essere risultato positivo ai testi di alcol e droga. Mentre si cerca di far chiarezza sul punto esatto dove è avvenuto l’attraversamento di Camilla e Gaia, Davide, amico di Pietro e quella sera in macchina con lui, racconta la sua versione dei fatti. E parla di un semaforo verde, di Pietro che non andava ad una velocità elevatissima ma di un impatto impossibile da evitare, dal momento che le due ragazze sono sbucate dal buio. Come riporta Repubblica, il giovane ha raccontato delle ore antecedenti allo schianto: “Eravamo appena andati via da una cena a casa di amici al Fleming dove avevamo festeggiato il ritorno di un amico dall’Erasmus. Avevamo bevuto qualche bicchiere di vino, niente di più. Era da poco passata la mezzanotte e avevamo imboccato Corso Francia per andare verso il Treebar al Flaminio. Pietro guidava, io ero seduto accanto a lui e dietro di noi, sul sedile posteriore, c’era un altro nostro amico che al momento dell’incidente però stava mandando un messaggio con il cellulare e dice di non aver visto nulla Anche volendo non avremmo potuto correre. Su Corso Francia era appena scattato il semaforo verde e l’auto era ripartita da poco”. Poi gli attimi della tragedia: “Mentre passavamo davanti a una macchina che aveva rallentato alla nostra destra sono sbucate due sagome. Correvano. Credo volessero scavalcare il guardrail per raggiungere l’altro lato della strada. Ricordo di aver sentito un botto tremendo. E di aver visto una di loro sopra il cofano dell’auto. È successo tutto in una frazione di secondo. Il tempo di renderci conto di quello che era successo e accostare l’auto sulla destra, poco prima della rampa. Non potevamo inchiodare in mezzo alla strada. Dall’incidente al momento in cui ci siamo fermati saranno passati 5-10 secondi”.

Davide racconta che Pietro aveva effettivamente bevuto un paio di bicchieri di vino, ma il livello di etanolo trovato nel suo sangue, ovvero 1.4, è molto alto e non corrisponde alle parole del giovane. Ma è sicuro che quella sera Pietro non assunse sostanze stupefacenti, in contraddizione con i test effettuati dopo l’incidente. Continua Davide: “Il corpo di una delle due ragazze per terra, mi sono avvicinato per sentire il battito, non si muoveva. Poco più avanti mi sono accorto che c’era anche l’altra ragazza sull’asfalto. Subito dopo di me sono scesi Pietro ed Edoardo. Le macchine continuavano a camminare, ricordo di aver visto una, forse due macchine investirle di nuovo”. Aveva bevuto un paio di bicchieri di vino, ma non era ubriaco o drogato: nessuno quella sera aveva fumato canne. Qualcuno che aveva assistito all’incidente aveva già chiamato l’ambulanza, io ho chiamato i miei genitori, gli altri anche: eravamo tutti sotto choc. Mi ha scritto un messaggio: ‘Sto andando in Questura, mi stanno arrestando’. Poi più nulla, sono in contatto con la famiglia”. Il giovane racconta lo strazio di Pietro e respinge con forza l’immagine che è stata data del ragazzo da alcuni media: “È vero, una volta gli trovarono una canna in macchina e ogni tanto capitava che andasse un pò veloce, ma non è un pazzo alla guida. E quello che è successo non si poteva evitare. Da quella sera sono uscito di casa solo una volta per andare a trovare Pietro: sta malissimo, piange tutto il giorno, siamo molto preoccupati per lui. Contattare le famiglie delle ragazze? Ci penso tutti i giorni, ma cosa potrei dirgli? Mi dispiace per quello che è successo? Sono distrutto? Da quella sera, io, Pietro ed Edoardo non dormiamo più, non mangiamo più. Ma siamo vivi. Quando me la sentirò la prima cosa che voglio fare è portare una corona di fiori a Corso Francia. Gaia e Camilla avevano solo pochi anni meno di me. È un dramma per tutti”.

Come racconta Il Sussidiario, è stato fissato per il prossimo 2 gennaio l’interrogatorio di garanzia per Pietro Genovese. Il giovane attualmente, su disposizione del Tribunale di Roma, si trova agli arresti domiciliari. Sarà il Gip della Capitale Bernadette Nicostra ad interrogare il ragazzo, la prima volta dopo le domande effettuate dagli inquirenti subito dopo l’incidente. Attualmente è accusato di duplice omicidio stradale, con le aggravanti per aver guidato in stato di ebrezza e sotto effetto di stupefacenti. La sua posizione è delicatissima. La testimonianza dell’amico Davide dovrà essere verificata. In particolar modo la velocità su cui viaggiava il Suv con a bordo i tre giovani.

 

Fonte: Repubblica, Il Sussidiario

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