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Il Maresciallo e quel baciamano a Ilaria Cucchi: “Mi sono sentito di farlo e l’ho fatto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:45
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Dopo 10 anni arriva la sentenza che condanna i carabinieri che pestarono a morte il 31 enne romano Stefano Cucchi. Nel baciamano del carabiniere alla sorelle Ilaria Cucchi- termina uno dei capitoli più neri della storia dell’Arma italiana.

Ilaria Cucchi baciamano-leggilo.org

Certo non si aspettava di suscitare tutto questo clamore il Maresciallo maggiore dei Carabinieri, che ieri – subito dopo la lettura della sentenza nel processo Cucchi – ha fatto il gesto galante del baciamano alla sorella di Stefano Cucchi.

Un momento fatto di commozione e rispetto, come testimonia ai microfoni di Adnkronos:”E’ stato un gesto spontaneo. Non si è trattato affatto di esibizionismo e il nostro ruolo è quello di farci da parte e non stare sotto i riflettori. Io e i miei colleghi conosciamo la famiglia Cucchi da tempo, da molti anni lavoriamo nella aule di tribunale”

Il gesto di ieri è stato considerato come un atto di “galanteria” nei confronti di una signora. “Finalmente dopo 10 anni è stata fatta giustizia” aveva detto il militare dell’Arma ai giornalisti che gli chiedevano le ragioni del gesto.

Anche Ilaria Cucchi commenta il gesto: “Il baciamano del Carabiniere in aula? E’ stato un momento emozionante, perché racchiude un po’ quello che diciamo da sempre. Da più fronti si è voluto far passare il concetto che noi fossimo in guerra con le istituzioni e con l’Arma dei Carabinieri. E invece quello sta accadendo oggi, anche nel processo sui depistaggi, dimostra che non è così. Anzi, tutt’altro. L’Arma dei Carabinieri è stata danneggiata quasi quanto la famiglia di Stefano Cucchi da ciò che è avvenuto“. Commenta così in un’intervista rilasciata a Rtl 102.5 Ilaria Cucchi, all’indomani della sentenza di condanna dei due carabinieri a dodici anni per l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi.

“Stefano è morto di giustizia”

I due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati di aver pestato il geometra di 31 anni dopo averlo arrestato, sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale.

I giudici della Corte d’assise di Roma hanno assolto da questa accusa l’imputato diventato teste dell’accusa Francesco Tedesco, che nel 2018 decise di parlare e di raccontare quanto aveva visto nella caserma Casilina, dove avvenne il pestaggio. A lui sono stati inflitti due anni e sei mesi per falso.

Il maresciallo Roberto Mandolini, il comandante della Stazione Appia dove fu portato Stefano, è stato condannato a 3 anni e 8 mesi per la falsificazione del verbale di arresto. Assolto Vincenzo Nicolardi: inizialmente doveva rispondere di calunnia ed è stata riqualificata in falsa testimonianza. I giudici hanno anche disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro ciascuno ai genitori di Cucchi e alla sorella Ilaria mentre i carabinieri Di Bernardo, D’Alessandro, Mandolini e Tedesco, a vario titolo, dovranno risarcire, in separata sede, le parti civili Roma Capitale, Cittadinanzattiva e tre agenti della polizia penitenziaria. Di Bernardo e D’Alessandro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre una interdizione di cinque anni è stata disposta per Mandolini.

“Stefano è stato ucciso, questo lo sapevamo e lo ripetiamo da 10 anni. Forse ora potrà risposare in pace” ha detto Ilaria Cucchi.

 

 

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