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Rozzano: madre di tre figli lasciata morire sulle scale del condominio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:21
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Viviane Teixeira De Oliveira è morta sulle scale di un palazzo nell’ interland milanese. E’ un racconto di debolezze, che ha come unico comune denominatore cocaina e omertà.  

 

Viviane Teixeira lasciata morire sulle scale a Rozzano - Leggilo.Org

Brasiliana, fisico statuario, bellissima e dannata. Madre di tre figli, sposata con un italiano dal 1993, Viviane ai disagi della vita aveva risposto con la cocaina e l’effetto effimero d’invincibilità che dura il tempo di ricadere. Ci aveva provato a smettere, al marito aveva raccontato che ne era completamente uscita, invece quel 2 gennaio si era diretta a Rozzano, nella palazzina del pusher, suo amante da circa 2 anni. Relazioni che nascono e muoiono così, come l’effetto della sostanza che le fa nascere e le tiene fintamente unite

La cocaina

E’ la cocaina che ha ucciso la 43enne brasiliana, venduta dal suo pusher-amante Francesco Scilimati, 34 anni mentre era ai domiciliari. Una storia, questa, che ruota intorno alle menzogne dei tanti testimoni che sapevano ma nulla hanno detto. Scilimati è stato arrestato dai Carabinieri di Rozzano con l’accusa di morte come conseguenza di altro reato, abbandono di persone incapaci e spaccio. La compagna e un’amica sono indagate per falsa testimonianza.

L’omertà

Ma sono moltissimi i testimoni che hanno spudoratamente raccontato bugie per coprire quanto era invece noto a tutti nel quartiere. Per mantenere quell’omertà che in pochi, nonostante si parlasse della morte di una donna, hanno saputo vincere. Anche i Carabinieri guidati dal luogotenente Massimiliano Filiberti e dal maresciallo Carmelo Sottile, avevano raccolto quelle voci girate subito dopo il ritrovamento della donna morta nel palazzo Aler. Ma come in un romanzo giallo hanno dovuto aprire piccole brecce tra le testimonianze, escogitare trappole e sbugiardare le contraddizioni di chi, a verbale, raccontava mezze verità.

Una morte che poteva essere evitata

Nelle 38 pagine firmate dal gip Maria Vicidomini c’è la ricostruzione delle ultime ore di vita di Viviane, una vita che poteva essere salvata con una telefonata. Il racconto inizia, appunto, alle 14 del 2 gennaio quando la compagna dell’arrestato rientra nel palazzo Aler e trova la vittima sul pianerottolo. Lei chiama il 118, ma davanti ai Carabinieri dice di non aver mai visto quella donna. Viviane aveva accanto due borse con alcuni vestiti, la borsetta e il cellulare. Sul corpo nessun segno di violenza, morte per overdose da cocaina.

Le indagini

Sono partite proprio dalla droga e dal sospetto che c’entrasse qualcosa con la presenza nel palazzo di Scilimati, ai domiciliari al quinto piano proprio per spaccio. Da qui sono stati riannodati i fili con la donna che trascorre la notte di Capodanno con un’amica in giro per locali a Milano, scrive il Corriere della Sera, poi finisce a Rozzano a casa dello spacciatore-amante – avevano una relazione da due anni –  e trascorre un giorno intero pippando cocaina in un festino.

Quando si sente male, il 34enne chiama un amico al telefono: «Sta morendo, sta morendo! Cosa devo fare, dimmelo?», questo è quanto racconta Fanpage. L’amico sente la donna che chiede aiuto e consiglia di chiamare il 118, ma Scilimati non lo fa temendo di avere una revoca degli arrsti domiciliari- che non gli hanno impedito d’invitare gente e continuare lo spaccio. «È morta, è morta», dice poco dopo. Poi abbandona il corpo sulle scale e dà il via alla messinscena.

Chi doveva soccorrerla e chiedere aiuto, chiamare un’ambulanza, non l’ha fatto. Anzi, l’ha presa e buttata fuori di casa, abbandonandola sulle scale del primo piano e lasciando la porta dell’ascensore aperta per far sì che qualcuno la trovasse. Qualcuno ma non lui. Lui che le aveva dato la cocaina con la quale Viviane s’era riempita il corpo arrivando alla enorme quantità di 14,66 microgrammi per millilitro di sangue. Laddove per morire ne bastano solo sei.

A.M.

Fonte:  Fanpage, Corriere della Sera

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