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Stefano Cucchi, un strada a suo nome. Ilaria: “Mio fratello morto di pregiudizi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:03
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Morte Stefano Cucchi: sono passati 10 anni da quando il giovane geometra romano è morto a seguito delle ferite riportate dopo un pestaggio. E presto ci sarà una strada a lui dedicata.

Stefano Cucchi una strada dedicata - Leggilo.Org

Sono passati 10 anni da quel 15 ottobre 2009 quando Stefano Cucchi, viene arrestato per possesso di droga. Un percorso drammatico, quello del giovane, che morirà una settimana dopo all’Ospedale Pertini di Roma a seguito delle lesioni riportate: diverse ecchimosi al viso, all’addome e al torace. Al momento della morte – come dimostra la foto simbolo del ragazzo sul tavolo dell’obitorio – pesava solo 37 chili.

E’ stata la volontà della famiglia, soprattutto della sorella Ilaria, a permettere di determinare quello che era forse impensabile: l’Arma dei Carabinieri ha delle responsabilità nella morte di Stefano e – nonostante gli anni difficili, di vessazioni e di sopportazione – alla fine sono stati individuati i presunti responsabili.

Morte Stefano Cucchi: “Depistaggi da film horror”

Dal 2009 ci sono stati diversi processi ai medici dell’Ospedale Pertini e agli agenti di Polizia Penitenziaria per omicidio colposo.  Nel 2015 si è aperto un altro filone dell’inchiesta per omicidio preterintenzionale, mentre nel 2018 c’è un’altra inchiesta, per depistaggio. Proprio su questa indagine la sentenza – riporta Repubblica – è slittata al 14 novembre. Cinque gli imputati: Francesco Tedesco, che a nove anni di distanza ha rivelato che Stefano è stato ‘pestato’ da due suoi colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati come lui di omicidio preterintenzionale per i quali è arrivata la richiesta di 18 anni di carcere. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia, nei confronti degli agenti penitenziari, assieme al maresciallo Roberto Mandolini, mentre solo di calunnia risponde il militare Vincenzo Nicolardi. Per Tedesco, che era accusato dello stesso reato di omicidio, il pm ha chiesto l’assoluzione ‘per non aver commesso il fatto’. Sempre per Tedesco però,  che deve rispondere anche del falso, ed è stata chiesta una condanna a 3 anni e 6 mesi. Otto anni di reclusione, poi, sono stati richiesti per il maresciallo Mandolini -all’epoca comandante interinale della Stazione Appia –  anche lui per il reato di falso. Il ‘non doversi procedere‘ per prescrizione dalla calunnia è stato sollecitato anche per un quinto imputato, Nicolardi.

Cosa devo chiedere oggi ai carabinieri imputati? Niente. Solo rispetto per Stefano – ha detto Ilaria Cucchi ad Ansa – e per tutti i loro colleghi onesti che ogni giorno svolgono un lavoro onesto e non devono essere accostati a persone del genere”.

“I depistaggi che tanto sono costati alla nostra famiglia – ha detto ancora Ilaria – sono iniziati subito dopo che con il primo comunicato Gonnella e Manconi diedero la notizia della sua morte che fu rilanciata dall’ANSA. Possiamo dirlo con certezza quando scegliemmo di pubblicare le foto di Stefano martoriato sul tavolo dell’autopsia fu uno choc. Le foto del proprio figlio, pubblicate solo per far aprire gli occhi svegliare le coscienze ci è costato tantissimo ma è stato un simbolo. Mi sono chiesta se una famiglia debba essere sottoposta ad una ulteriore violenza, purtroppo si è stato necessario. Stefano è morto di botte, è morto di giustizia, di pregiudizi, tante persone sono responsabili della sua morte”.  

Anche per il pm del processo Cucchi bis Giovanni Musarò ha parlato di depistaggi da “film horror” come riporta sempre Repubblica: “La responsabilità è stata scientificamente indirizzata verso tre agenti della polizia penitenziaria ma il depistaggio ha riguardato anche un ministro della Repubblica che è andato in Senato e ha dichiarato il falso davanti a tutto il Paese”. Il riferimento è – come riporta Il Fatto Quotidiano – a quando l’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha informato il governo delle cause della morte di Cucchi. E ancora:
“Venne fatto passare per un sieropositivo e tossicodipendente in fase avanzata  nulla era vero. Stefano Cucchi stava bene prima del pestaggio, ma altro venne fatto credere al Paese, insieme alle accuse agli agenti della polizia penitenziaria”.

Se l’iter processuale non è ancora chiuso, c’è però chi vuole pensare a Stefano non più come uno degli ultimi, ma come un simbolo di giustizia. Per questo – come scrive Il Messaggero – a seguito della mozione presentata nel 2014 dal capogruppo di Sel, Gianluca Peciola e sottoscritta dalla maggioranza di Centrosinistra e dal Movimento Cinque Stelle – nella prossima riunione della commissione capitolina toponomastica  del Comune di Roma che si terrà nel mese di novembre si deciderà se intitolare una via, una piazza o un giardino a Stefano.

 

Fonte: Repubblica, Ansa, Il fatto Quotidiano, Il Messaggero

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