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Cosenza, la bimba era grave. Il medico disse al collega: “Non scrivere nulla”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:47
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Cloe Grano è la neonata morì al Santobono di Napoli. Arriva la sentenza che spiazza: nessun medico voleva prendersi la responsabilità di curarla

Sentenza choc sulla morte di Cloe Grano - Leggilo

Cloe Grano è la neonata che nell’aprile del 2014 perse la vita al Santobono di Napoli a causa di un’invaginazione, una patologia abbastanza comune nei bambini. I sintomi della malattia, come spiega il padre della piccola a Fanpage, sono facili da individuare; così come le cure per far guarire il bambino. Tuttavia all’ospedale di Cosenza, dove la piccola Cloe Grano fu portata ben 4 volte in sole 48 ore, questa patologia non era stata diagnostica. Secondo i medici la piccola, che non faceva altro che vomitare, aveva soltanto un virus intestinale. La piccola fu subito trasferita al Santobono di Napoli, dove i medici toccando i piccoli polsi di Cloe riuscirono a capire di cosa soffrisse, ma per la bambina era ormai troppo tardi: il suo intestino era andato in necrosi e da lì in setticemia, fino a provocare la morte cerebrale della neonata. Ora, a distanza di anni, è finalmente arrivata la sentenza in merito alla morte di Cloe Grano, una sentenza che spiazza, che lascia l’amaro in bocca: uno dei medici dell’ospedale di Cosenza, luogo in cui era stato dichiarato che la bambina aveva soltanto un virus intestinale e nulla di più, è stato prosciolto. Il mediico era accusato di falso per aver appuntato nella cartella clinica della bimba l’avvenuta effettuazione di un esame ecografico di cui non è stata  mai trovata traccia.

Tuttavia come riporta il Quotidiano del Sud, a finire nei guai ora potrebbe essere un altro medico. Nella decisione del giudice è specificato che non essendoci un quadro molto chiaro sulla salute della bambina, si decise di sottoporre la piccola ad una TAC.  Quindi l’ecografia fu effettuata ma, all’esito delle indagini, sembra sia stata fatta sparite, volutamente. Nella ricostruzione dei farri compiuta dai giudici è possibile leggere un passo che lascia senza parole. Durante la TAC «avendo il radiologo scorto qualcosa che avrebbe richiesto un possibile intervento chirurgico, invitava il collega a non documentare nulla», che riguardasse la piccola Cloe Grano, perché «la piccola versava in condizioni cliniche estremamente critiche» per questo nessuno dei medici aveva la minima intenzione di assumersi le responsabilità e intervenire su di lei.

La storia processuale di questa tragedia fortunatamente non è ancora giunto al termine: il giudice di Cosenza ha contestualmente disposto la trasmissione degli atti al PM affinché vagli la posizione del medico che, secondo quanto emerso dal dibattimento, in realtà effettuò l’ecografia. Dino Grano, padre della piccola, non ha nessuna intenzione di fermarsi, continuando la sua battaglia legale fino a quando i responsabili della morte di sua figlia non saranno assicurati alla giustizia. Il caso della piccola Cloe, purtroppo, non è di certo l’unico di Malasanità, una piaga che non ha confini. Basti pensare al caso legato a Reina Natalia Valazquez  che, a causa di una scelta sbagliata da parte dei medici durante il parto, ha visto il suo piccolo decapitato durante il momento della nascita. L’ospedale dovrebbe essere il luogo in cui è possibile curare la vita, non certo un passaggio per giungere la morte. Anche se, è bene specificare, che esistono anche tantissimi professionisti del settore, che hanno fatto del loro lavoro una missione di vita.

Fonte: Quotidiano del Sud, Fanpage.

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