“Voglio essere Norseman”- il C.A.R.A. di Mineo sotto il controllo dei Vikings

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L’operazione “Catacata-Norsemen”, coordinata dalla DDA di Catania, è confluita nell’applicazione dell’art. 384 c.p., ovvero nel fermo di indiziato di delitto verso 26 componenti della cellula “Catacata M.P.– De Norsemen Kclub International”, attiva a Catania e provincia. La base operativa risiedeva presso il C.A.R.A. di Mineo (CT), tanto discusso dopo la chiusura disposta da Matteo Salvini, che a quanto pare non si è rivelata un’azione azzardata. Fra le accuse, la violenza sessuale di gruppo.

C.A.R.A di Mineo arresti- Leggilo.Org

La confraternita dei Vikings, come emerso dalle indagini, aveva imposto la propria egemonia in dei centri di accoglienza nazionali; dal recupero del denaro anticipato per il viaggio dei migranti, alla selezione di nuovi affiliati, il Cult si aggirava fra i più vulnerabili in cerca di nuova violenza. L’operazione ‘Norseman’ , scrive New Sicilia convoglia in una serie d’indagini a più ampio spettro territoriale: il periodo fra febbraio e marzo 2018 è stato pregno d’attività da parte della Polizia di Stato italiana, francese e tedesca, impegnate nell’operazione ‘Wanted3’ per rintracciare 10 latitanti nigeriani nati fra il 1991 ed il 1994.

I predetti sono destinatari di un  Mandato di Arresto Europeo e sono stati identificati come membri della Supreme Vikings Confraternity, meglio noti in Nigeria come Norsemen. Happy Uwaya in qualità  di “executioner”, era il capo della cellula Catacata M.P., mentre Henry Samson rivestiva il ruolo di organizzatore della rete associativa volta al traffico di sostanze stupefacenti. Il centro di accoglienza era divenuto uno snodo per il rifornimento dei pusher dislocati a Caltanissetta, Catania e Caltagirone.

In tale contesto investigativo, l’operazione Norsemen, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Catania e coordinata dal sostituto procuratore della Dda etnea Andrea Bonomo e della pm Michela Maresca. Tre dei sedici indagati quasi sicuramente riusciti a fuggire all’estero prima che scattassero i fermi. A sancire l’inizio dell’indagine è stata la denuncia di un nigeriano appena giunto al centro di accoglienza calatino. Da qui in poi, le scoperte più interessanti:
Catania-via Balatelle, è qui che si sono svolti i rituali d’affiliazione, e grazie alla Squadra Mobile,scrive Fivedabliu, oggi abbiamo un video in presa diretta che consente di mettere a tacere quanti minimizzano o prendono le distanze dal reale volto della mafia nigeriana. Fra canti inneggianti all’unità della confraternita, e la voce del nuovo adepto che sovrasta le altre dicendo voglio essere Norseman“, la regola del “Baga kills baga” vige e si consolida con questo rituale. Esattamente come per le altre mafie, la morte è la punizione ritenuta adeguata per chi dovesse tradire il Cult.

I Vikings, esattamente come l’antica popolazione scandinava partita nell’800 d.C. lasciando le proprie terre- partendo alla conquista dell’Europa, mantengono fede all’originale significato del termine ‘vichinghi’. Non c’è alcun riferimento ad un popolo, ma ad una vera e propria occupazione. Troppe coincidenze per delle confraternite universitarie degenerate. Tuttavia, non volendo dar spazio ai dubbi esistenti sulla consapevolezza o meno dei riferimenti culturali di questo Cult, sicuramente c’è consapevolezza negli atti.

Lo stupro di gruppo, racconta il Fatto Quotidiano, reiteratosi nel settembre 2018, con tanto di machete per mettere a tacere una ragazza impaurita, non lascia presagire-bensì conferma che la mafia nigeriana è spietata e non sono solo racconti dell’orrore ma cronache fedelissime alla realtà.

 

Fonti: New Sicilia, Fivedabliu , Il Fatto Quotidiano

 

 

 

 

 

 

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