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Matteo Renzi e i troll russi, la Procura smentisce: “Niente di vero”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:13
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Secondo la Procura di Roma, i profili Twitter falsi che attaccarono Sergio Mattarella circa la nomina a Ministro dell’Economia Paolo Savona non hanno nulla a che fare con i troll russi.

Renzi troll russi Mattarella - Leggilo

Non si parla d’altro che di social. Querele, denunce e attacchi che sempre più spesso viaggiano via web. Difficile, però, stabilire un confine tra parere, opinione e offesa, specie se questo avviene a colpi di hashtag. Di fatto, il mondo virtuale sembra essere la nuova frontiera delle querelle a mezzo stampa e il rischio è che, non essendoci muro, la capacità di influenzare il pensiero delle persone sia molto più forte della carta stampata. Lo dimostrano i fatti degli ultimi giorni, con una Carola Rackete che chiede la chiusura dei social di Matteo Salvini o con un Nicola Zingaretti che prova a limitare le offese indirizzate al suo partito via web. 

Questione simile toccò qualche tempo fa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preso di mira da attacchi social ai tempi della nomina controversa di Paolo Savona a Ministro dell’Economia. Nello specifico, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2018, a seguito del no di Mattarella alla candidatura di Savona, su Twitter comparirono circa 400 profili contro il Presidente della Repubblica. Gli account chiedevano le dimissioni di Mattarella a colpi di hashtag, e si pensavano fossero riconducibili all’area geografica della Russia, utilizzati per filtrare una propaganda politica anti-populista. La tesi dei “russian troll” venne sostenuta con forza sia dalla stampa – quale Repubblica – che dall’ex Premier Matteo Renzi. In un’intervista a “Il Messaggero“, Renzi si scagliò contro “il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto lui e la sua famiglia, attraverso fake news ed account falsi”; inoltre, tutto il PD sostenne con forza il legame tra i profili responsabili degli attacchi al dem e quelli legati alle offese rivolte a Matterella. Renzi arrivò al punto di ipotizzare la caduta del governo gialloverde non appena la Procura avesse portato avati le indagini. E’ accaduto l’esatto contrariio

Sulla questione venne aperto un fascicolo d’indagine. Secondo la Procura di Roma – informa oggi Agi – il tutto fu un’invenzione della stampa. L’inchiesta aveva ipotizzato i reati di “attentato alla libertà del presidente della Repubblica” e di “offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato”. Il coinvolgimento di troll manovrati da Mosca – tesi smentita dall’allora direttore del Dis Alessandro Pansa in un rapporto consegnato al Copasir – sarebbe un’invenzione giornalistica non supportata da alcun elemento concreto. I profili sarebbero italianissimi e riconducibili ad una sola identità che nulla a che fare con i troll russi contro cui Renzi e il PD si era più volte scagliato.

Fonte: Repubblica, Agi, Il Messaggero

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