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Il Vescovo di Mosul: “I Cristiani stanno scomparendo, uno ad uno”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:28
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Padre Amanuel Adel Kloo, l’unico sacerdote residente a Mosul, in Iraq, ha lanciato un appello per far presente la situazione in città che, sotto schiaffo dell’Isis, ha visto fuggire ed andare via decine di migliaia di cristiani. Nessuno, infatti, vuole più tornare in quel posto per paura di essere massacrato o ucciso. 

Vescovo Mosul nessuno vuole più tornare città - Leggilo

Non c’è solo la Nigeria a vivere il dramma dello sterminio dei cristiani. Anche l’Asia vive il dramma del continente africano, dove in diverse regioni è in atto una guerra civile scoppiata per motivi sociali, politico-economici e religiosi. Da quando Mosul – seconda città più importante dell’Iraq – è stata riconquistata da Baghdad è strappata ai terroristi dello Stato Islamico, il 9 luglio 2017, moltissimi cristiani sono fuggiti via. Sembra infatti che prima dell’arrivo dell’Isis, nel 2014, i Cristiani che vivevano in città erano circa 15mila. Di questi, ne sono rientrati solo 40.

L’appello è stato lanciato da padre Amanuel Adel Kloo, l’unico sacerdote residente a Mosul, ad Aid to the Church in need. “I cristiani sono pochissimi perché hanno ancora troppa paura per restare qui, o per dormire la notte”, afferma il prete. In città, infatti, regna ancora l’insicurezza e nonostante la cacciata dell’Isis rimane l’idea che il pericolo sia dietro l’angolo e che nessuno sia realmente al sicuro. Il sacerdote iracheno siro-cattolico starebbe cercando di restaurare almeno una chiesa, quella dell’Annunciazione, per incoraggiare il ritorno dei cristiani. “Speriamo che la chiesa apra nel giro di tre mesi e che quando aprirà le porte la gente torni. Abbiamo ancora bisogno di molte cose per permettere ai cristiani di rientrare: serve una scuola, un complesso abitativo per chi è povero e non ha le risorse per ricostruire la propria casa“, dice il vescovo che spera nel ritorno di centinaia di persone, come si evince nell’intervista riportata anche da Tempi.

Tuttavia, i cristiani sono ancora traumatizzati di quando accaduto negli anni passati. Nel 2014 l’Isis ha imposto a tutti di scegliere tra la conversione all’islam, la fuga o la morte; tutte le case dei cristiani sono state requisite o distrutte; moltissime persone sono state torturate, picchiate e decapitate. Per questo, nessuno vuole più tornare. Neanche gli studenti che studiando all’Università di Mosul vogliono trasferirsi e ogni sera tornano a dormire nei villaggi della Piana di Ninive, ripercorrendo ogni giorno lo stesso tragitto. Allo stesso modo, chi lavora in città preferisce viaggiare e non trasferirsi in una città simbolo di paura, strage e terrore.

Fonte: Tempi, ACN

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