Home Politica Estera Carola Rackete: “Chiesi l’approdo in Francia, ma Macron ha preferito non rispondere”

Carola Rackete: “Chiesi l’approdo in Francia, ma Macron ha preferito non rispondere”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:10
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In un’intervista rilasciata al Le Nouvel Observateur, Carola Rackete, Capitana della Sea Watch, ha svelato di aver contattato la Francia per far attraccare la nave nel porto di Marsiglia.

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La verità non è ancora emersa completamente sul caso Sea Watch e certo, oltre a alle evidenza, chi avrebbe molto da dire tace o parla un po’ alla volta. Prima fra tutti Carola Rackete, Capitana della Sea Watch, intervistata da Tomas Statius sulle colonne di un quotidiano transalpino Le Nouvel Observateur. Nel corso del colloquio la Comandante della nave Ong ha rivelato di aver contattato non solo l’Olanda, ma anche la Francia, per chiedere di attraccare nel porto di Marsiglia dopo aver trascorso 15 giorni in mare con il suo carico di migranti, ma di non aver ricevuto alcuna risposta.

“Lo rifarei di nuovoAvevamo contattato il porto di Marsiglia per sapere se potevamo attraccare” – sono le parole pronunciate dalla Rackete in riferimento all’ingresso forzato a Lampedusa nella notte tra il 28 e il 29 giugno. “La richiesta è stata inoltrata al prefetto, fino al Presidente della Repubblica, mi è stato detto. Ma nessuna risposta è mai arrivata dalla Franca”, ha proseguito la 31enne. Eppure, il 2 luglio, la portavoce del Governo francese Sibeth Ndiyaye aveva definito isterico il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, definendo il comportamento del Vicepremier della Lega – circa il caso Sea Watch 3 –  “non accettabile“. Quindi delle due l’una: o Carola Rackete non ha detto la verità sulla richiesta alla Francia oppure i francesi hanno taciuto, per comodità. Rimane il fatto che la Comandante, anche abbia detto il vero, ha preferito pronunciarsi dopo i giorni caldi dello scontro con il Governo italiano, forse perchè ha preferito, in quei giorni che tutta l’attenzione fosse concentrata su Salvini.

Tornando all’intervista, la comandante della Sea Watch ha attaccato i Governi europei: “Hanno smesso di farsi carico delle nostre missioni, ma non basta: criminalizzano anche le ONGLa loro argomentazione è che noi incoraggiamo il traffico di esseri umani. Ma non è vero! Quando le navi di soccorso non ci sono più, non ci sono meno tentativi di attraversamento. Ci sono solo più morti”. A suo dire, la morte dei migranti in mare è una decisione politica, un tragedia sostenuta dall’Unione Europea e dalla Guardia Costiera libica.

Fonte: Le Nouvel Observateur,

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