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Gabriel, si cercano tracce sul terreno e nell’auto del padre Nicola

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:52
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Gabriel Feroleto è morto il 17 aprile scorso, più di un mese fa, dopo essere stato strangolato dalla madre Donatella Di Bona. Le indagini degli inquirenti proseguono per accertare le eventuali responsabilità del padre. 

Gabriel Feroleto cercano tracce - Leggilo

Svolta nel caso di Gabriel Feroleto, il bimbo di due anni ucciso a Frosinone dopo essere stato strangolato dalla madre, Donatella Di Bona. La donna, dopo un lungo interrogatorio, ha confessato di averlo ucciso perché il piccolo “non smetteva di piangere”. Dopo poco, però, gli inquirenti si sono soffermati sulle responsabilità del compagno e padre della vittima, Nicola Feroleto, accusato di non aver fatto nulla per impedire alla moglie di uccidere il piccolo Gabriel. Ma l’uomo continua a dirsi estraneo ai fatti, come riportato dall’Ansa, e a rigettare le accuse nonostante Donatella abbia rigettato su di lui tutte le responsabilità. Per questo, per stabilire la verità, si va avanti con le indagini.

Gli ultimi accertamenti condotti ieri dai Carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma hanno rilevato tracce di sangue all’interno del lettino del bambino. Un dato significativo che evidenzierebbe come Gabriel non sia stato ucciso per strada, ma all’interno della sua casa. Passata al vaglio anche la macchina del padre, alla ricerca di tracce ematiche, mentre in queste ore i Ris stanno effettuando i rilievi sul terreno dove sarebbe stato strangolato il piccolo, come riportato da .

Intanto, i due cominciano a rimandarsi le accuse tra di loro. Entrambi hanno fatto richiesta per la scarcerazione, ma è stata respinta dal giudice: Donatella Di Bona rimane quindi in carcere a Rebibbia, mentre Nicola Feroleto è recluso a Cassino. Sembra anche che la donna soffrisse di problemi psichici di cui il marito era a conoscenza ma che mai nessuno si era preoccupato di risolvere. Fondamentali i risultati dei rilievi per cercare di dare una dinamica precisa alla vicenda che resta oscura. Soprattutto, si cerca di identificare quelle mani che hanno strangolato il piccolo, causandone la morte.

Fonte: Ansa

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