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Mirandola, chi ha acceso il fuoco aveva dei precedenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:56
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Mirandola è segnata dall’esplosione che ha colpito la caserma della Polizia Municipale, l’altro ieri notte. Il ragazzo che ha appiccato il fuoco viveva in clandestinità, aveva ricevuto un avviso di espulsione ma aveva poi richiesto asilo. Per questo, si trovava ancora in Italia. 

Incendio Miarndola - Leggilo

 

«Non mi sono accorta subito di quello che accadeva, il fumo passava lentamente, sotto la porta. Dopo ho sentito l’odore. Ho chiamato mi figlio che era in camera, ancora sveglio. Abbiamo aperto la porta della casa e abbiamo visto il fumo altro. E allora siamo corsi alla finestra. Mi sento oggi come sette anni fa, quando ho dovuto lasciare casa per il terremoto: mai avrei pensato di vivere di nuovo una situazione del genere. Sono morte due persone: io mi sono salvata solo perché ero ancora sveglia per aspettare che mio figlio rincasasse» sono le dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta di Modena da Primina Solera, 86 anni. Insieme ai figli Gianni e Rita Perboni è una delle tante persone costretta a lasciare casa dopo il devastante incendio di lunedì notte. Video di Diego Poluzzi La ricostruzione della vicenda.

Rimangono dubbi sull’identità del nordafricano che ha dato fuoco alla caserma della Polizia Municipale, a Mirandola. L’incendio, verificatosi l’altro ieri notte, è costato la vita a due persone mentre circa diciassette sono stati i feriti, come riportato dall’Agi. Il ragazzo, fermato dagli agenti dei Carabinieri a qualche metro di distanza dallo stabile incendiato, in via Roma, ha rivelato agli inquirenti di essere un marocchino minorenne. Un dato smentito dall’esame auxologico disposto dalla Procura. Avrebbe almeno diciotto anni e starebbe in Italia da circa un anno e tre mesi. Avrebbe dovuto lasciare l’Italia, come gli era stato notificato una settimana fa, ma viveva qui in clandestinità. A Roma, aveva accumulato diversi precedenti, tra cui quello di aver danneggiato una delle caserme dei Carabinieri di Roma. Sempre nella Capitale, il 14 maggio era stato fermato e aveva detto di essere un algerino del 1999. Quella sera, poco prima dell’incendio verificatosi alle 2.50, il ragazzo si era recato in ospedale, infreddolito e agitato. Ma dopo poco aveva staccato la flebo ed era fuggito via, per mettere in pratica quel piano diabolico.

Intanto, i pazienti coinvolti nell’incendio sono stati dimessi dall’ospedale Santa Maria Bianca, dove erano stati ricoverati. Quell’ospedale dove sono state attivate immediatamente tutte le procedure necessarie per gestire la situazione. “Quando è arrivata la chiamata alle 2.50 abbiamo attivato tutti i medici reperibili”, ha detto il direttore del dipartimento di emergenza-urgenza Stefano Toscani, Purtroppo si è messa in moto la stessa macchina che si attivò in occasione del sisma. Abbiamo allertato tutti gli ospedali del territorio e abbiamo gestito dapprima a Mirandola una ventina di pazienti intossicati in codice giallo e rosso. Abbiamo attivato gli elicotteri che hanno trasportato i feriti gravi a Ravenna e a Fidenza. C’erano anche sei bambini”.

Intanto dal Viminale, si cerca di far luce sulla condizione dell’extracomunitario: “Il giovane marocchino ritenuto responsabile dell’incendio non poteva essere allontanato dal territorio. Al momento della notifica del decreto di espulsione della Questura di Roma lo scorso 14 maggio aveva infatti espresso l’intenzione di chiedere asilo. Per questo motivo non è stato allontanato dall’Italia”. Sul caso è intervenuto anche il Sottosegretario  del Ministero dell’Interno Nicola Molteni recatosi a Mirandola, che ha sottolineato a La Gazzetta di Modena: “Se venissero accertate le sue responsabilità dovrà saldare il suo contro con la Giustizia ed espulso”

Secondo quanto stabilito dal Decreto Sicurezza, il ragazzo sarà ora sottoposto alla procedura accelerata di esame della sua istanza di protezione internazionale

Fonte: Agi, Gazzetta di Modena

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