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Manduria, Antonio chiedeva aiuto ed è morto solo. Lo lasciano solo anche nell’addio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:34
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La criminalità minorile legata alle baby gang è diventata un’argomento all’ordine del giorno purtroppo; i dati statistici confermano un aumento dei casi di microcriminalità, ovvero “insieme di atti violenti compiuti da minori organizzati in gruppi”. Antonio Stano, 66enne  pensionato di Manduria, a cui sono stati diagnosticati dei disturbi psichici, è stato massacrato di botte da un branco di ragazzini annoiati. E’ morto dopo 18 giorni di agonia in ospedale.

Antonio Stano funerale da solo - Leggilo

Intenzione di emulare i crimini commessi dagli adulti? Desiderio di andare contro le regole sociali?  O il mero piacere provato nel prendere in giro chi è ‘diverso? I gruppi di ragazzini che, per i loro comportamenti devianti, sono definibili a tutti gli effetti criminali, si riuniscono con il preciso scopo di commettere reati. A Milano un uomo è stato accerchiato da una di queste baby gang; su un treno proveniente da Lucca altri ragazzini, stessa violenza: hanno aggredito dei passeggeri.

L’identikit  del membro tipo di una baby gang, ha tra i 7 e i 14 anni, prende di mira coetanei, anziani, i disabili. L’elemento di comunanza è la debolezza, la solitudine che attornia le vittime,  una solitudine che appare tanto più pressante quando le vittime trovano infine il coraggio di chiedere aiuto. Nonostante si sia più propensi a pensare che la microcriminalità trovi il suo humus sociale in contesti degradati, in realtà sempre più spesso, gli autori dei crimini appartengono a famiglie di classe sociale medio-alta. Dunque è la noia che si tramuta in violenza.

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Baby Gang si accanisce contro un pensionato, ex dipendente dell'Arsenale militare, che so soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire. L'uomo #AntonioCosimoStano era finito in ospedale dove deceduto lo scorso 23 aprile. E' accaduto a Manduria (Taranto). La polizia ha fermato otto persone, di cui sei minori, considerate responsabili del pestaggio dell'uomo. I reati che la Procura contesta ai fermati sono quelli di tortura e sequestro di persona.

Pubblicato da onlinemagazine.it su Martedì 30 aprile 2019

E a Manduria, un gruppo di giovanissimi ha perseguitato e pestato Antonio Cosimo Stano per anni, fino a causarne la morte il 23 aprile.

L’uomo si chiuse in casa, dove è stato ritrovato il 5 aprile dai poliziotti, allertati da alcuni vicini di casa. Era malnutrito e in forte stato confusionale, come riportato da Il Corriere della Sera. Dapprima Antonio oppose resistenza ad un ricovero, poi però condotto in ospedale a Manduria, muore dopo 18 giorni di sofferenza per un’emorragia gastrica. I risultati finali dell’autopsia devono ancora giungere. Incastrati dai video diffusi in chat, e non di certo per essere stati denunciati, otto ragazzi, di cui sei minorenni, un 19enne ed un 22enne. Sono accusati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravato. È stato un video, in cui i ragazzi ridono e urlano durante il pestaggio dell’uomo, a consentire agli investigatori di identificare  gli autori materiali dei reati.

La vittima era debole, e anche nei video diceva di essere solo, mentre la voce gli si spezzava dalla paura. Ed è questo che ha consentito materialmente i crimini, la solitudine che rende deboli, perché la comunità lo conosceva, ma lo ha deliberatamente lasciato morire, facendogli credere che le sue grida e le sue implorazioni fossero nulla. La comunità, così ha tacitamente condiviso l’opinione della baby gang, Antonio Stano era nulla, e dunque il suo dolore non meritava attenzioni.

Uno dei sedicenni ha raccontato: ci implorava, fermatevi!” . Il diciannovenne coinvolto invece, si è dichiarato partecipante passivo, e parla agli inquirenti: ha detto che frequentava da circa un mese un gruppo di coetanei e che un sabato sera, mentre erano in auto, uno di loro gli chiese di andare all’Oratorio di S. Giovanni Bosco perché «dovevano andare a sfottere ‘il pazzo che abitava di fronte». Ha descritto inoltre,  tre episodi di violenze, aggressioni, insulti, sempre contro Stano. Alcuni sono stati addirittura ripresi con il suo cellulare.

«Sta girunu sti video. Casomai vanno a finire a persone sbagliate» – Stanno girando questi video. Casomai finiscono nelle mani di persone sbagliate – ha avvertito uno dei componenti della gang, concordando con un altro membro di «non recarsi più dalla vittima». E alla fine questi video sono diventati la principale arma d’accusa contro i baby criminali. Il procuratore Carlo Maria Capristo li definisce  “Terribili. Sono video e audio che dimostrano come la violenza si autoalimentasse”. Violenti per noia”.  Sempre Capristo annuncia: “Il lavoro è solo all’inizio. Ora indaghiamo anche sui silenzi”. Ebbene sì, la comunità sapeva ed ha taciuto: gli indagati, infatti, durante le indagini sono giunti a quattordici. “I video circolavano non solo nelle chat ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano”, riflette la PM Pina Montanaro che coordina le indagini insieme a Capristo. Dai primi riscontri investigativi è emerso che le videoregistrazioni sono state condivise e commentate anche da altre persone, adulti compresi. Ha vinto l’indifferenza. L’indifferenza di chi le urla di Stano che chiedeva aiuto le ha sentite ma ha preferito spendere il suo tempo a commentare online le prove dello strazio e non correre in suo aiuto.

Ma c’è una svolta che potrebbe rivelarsi schiacciante per almeno uno dei giovani indagati: dove gli adulti hanno taciuto, la fidanzatina di uno dei criminali, lo ha riconosciuto nei video messi a disposizione dalla Procura di Taranto.  Attualmente sei minori restano indagati in stato di libertà: bisogna attendere il responso dell’autopsia, eseguita dal medico legale Liliana Innamorato. C’è da stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso, valutando se le violenze su Stano abbiano aggravato il  suo stato di salute, divenendo cause determinanti della sua morte.

Intanto, il 29 aprile, ci sono stati i funerali, e anche lì non c’era quasi nessuno. Solo mentre moriva e solo nell’addio.

Fonte: Il Corriere della Sera

 

 

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