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Bakayoko e Kessie deridono Acerbi sventolando la sua maglia. Ma non è razzismo

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Bakayoko e Kessie deridono Acerbi al termine della partita tra Milan e Lazio. I due hanno festeggiato assieme ai compagni sotto la Curva Sud di San Siro esibendo come un trofeo, e come segno di irrisione, la maglia del difensore biancoceleste.

Bakayoko e Kessie deridono Acerbi. Ma non è razzismo - Leggilo

C’era stata qualche schermaglia social tra il giocatore della Lazio e quelli del Milan. Nelle dichiarazioni pre partita Acerbi avevo detto: “Nei singoli, credo, siamo più forti del Milan“. Una dichiarazione non offensiva, nei limiti della normale rivalità e dell’antagonismo tra squadre.Tiémoué Bakayoko sembrava averla presa quasi sul personale e aveva repilcato: “Ok Francesco, ci vediamo sabato“.  Una sorta di sfida nella sfida ma rimasta per entrambi nei limiti della correttezza. Al termine della partita i due hanno scambiato la maglia. Acerbi la cede, spiegherà dopo, anche con l’intento di stemperare gli animi dopo un match non privo di tensione. Tuttavia Bakayoko e Kessie hanno usato quella maglia come trofeo da mostrare ai tifosi. Un gesto subito condannato e criticato sia dallo stesso Acerbi con queste parole:

Sono dispiaciuto perché ho scambiato la maglia per mettere fine alla questione, fomentare odio non è sport ma un segno di debolezza.
#Acerbi #Ace #CMonEagles”

«Due piccoli “uomini” che mostrano la maglia di un campione sia in campo che nella vita… sei un grande Leone, non ci pensare Francesco Acerbi» ha commentato Ciro Immobile. Il tecnico del Milan Gennaro Gattuso, in conferenza stampa aveva auspicato chei i suoi giocatori chiedessero immediatamente scusa. “Bakayoko e Kessié con la maglia di Acerbi sotto la Curva? Bisogna chiedere scusa, queste cose non si fanno. Si smanetta troppo e un professionista deve usare meno possibile i social network e concentrarsi a fare un’ora di allenamento in più”. Le scuse di Bakayoko e Kessie sono arrivate via social: i due hanno spiegato che si era solo trattato di un gesto scherzoso.

Ma il disappunto del tecnico e le scuse dei calciatori non sono bastate: il caso non si affievolito e l’indignazione social ha fatto il resto, al punto che il sottosegretario con delega allo sport Giancarlo Giorgetti ha espresso parole di condanna: “Lo sport è sana competizione, è correttezza e lealtà. Mostrare la maglia di un altro giocatore per sbeffeggiarlo è prima di tutto un gesto stupido, inqualificabile, indegno dei valori dello sport e anche della maglia che indossano. Mi auguro che vengano presi i giusti provvedimenti per stigmatizzare quello che è accaduto”.

Ora il gesto rischia di costare caro al club rossonero. Il capo della Procura federale della Figc, Giuseppe Pecoraro, ha deciso di inviare al giudice sportivo la segnalazione per l’applicazione della prova tv per valutare il gesto fatto dai due centrocampisti rossoneri nei confronti. Bakayoko e Kessie potrebbero essere squalificati per “condotta antisportiva” in un momento cruciale della stagione, con il Milan in piena lotta per la qualificazione alla Champions League.

In questa storia, tuttavia, nessuno ha parlato di razzismo. Il termine non è stato neanche sfiorato anche se, e ha ragione Francesco Acerbi, esibire la maglia del giocatore avversario come fosse il corpo del nemico ucciso in una guerra, un sottinteso d’odio sembra davvero averlo. Ma nessuno si è spinto oltre, fino a pronunciare quella parola tanto abusata. E hanno fatto bene, perchè certo è stata una goliardata gestita male ma prima di parlare di “razzismo” ce ne vuole.

Ora immaginiamo una scena analoga con protagonisti diversi: due giocatori della Lazio – o di qualsiasi altra squadra – che al termine di una vittoria contro il Milan sventolano come un trofeo la magia di Franc Kessié sotto la Curva Nord. E’ fin troppo facile immaginare che nei giornali mainstream due titoli su tre la parola in evidenza sarebbe stata “razzismo“. Ne avrebbe parlato Mario Balotelli, Gad Lerner avrebbe twittato sul “clima d’odio”, il Sindaco di Milano Beppe Sala, che si è stracciato le vesti per i cori contro Kalidou Koulibaly a San Siro, certo avrebbe fatto fatica a tacere. Ma questa volta sono due giocatori di colore ad aver sbagliato e si parla, giustamente, solo di una goliardata mal gestita. Perchè? Perchè lo snobismo ed il provincialismo sono tutt’uno in una certa corrente di pensiero che vive di ricatti morali per affermare la propria egemonia culturale. Un pensiero fisso, spesso infantile e miope, che vive nei sensi di colpa e di questi si nutre, spesso stravolgendo il dato di realtà. Per loro, quindi, sventolare la maglia di Kessié sarebbe stato senza dubbio “razzismo”. Se ad essere deriso è Acerbi è “solo” un errore, ma di razzismo neanche a parlare. Come è giusto che sia.

E sono spesso loro, quelli che vedono razzismo ovunque, ad accusare gli altri di dire il falso. Gridano forte per timore di essere scoperti.  Perchè forse si sono scoperti, loro, privi di pensiero seducente e di valori reali. Ma non possono dirlo. E devono cercare colpe negli altri. Quindi nessun “razzismo” oggi. Si userà la parola domani, quando farà comodo.

 

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